Pinacoteca Provinciale

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Dal nosocomio alla Pinacoteca: lo strano destino dei nati sotto Saturno.

Nel 2000 con la mostra “Imago Christi” apre la Pinacoteca d’Arte Moderna e Contemporanea di Potenza in un edificio che, se la storia non si fosse trasformata in arbitrio, avrebbe costituito uno dei 18 padiglioni previsti dal progetto “Ophelia” per dotare la città di un manicomio.
Il consiglio Provinciale bandisce nel 1905 un pubblico concorso per istituire una struttura manicomiale in loco, che avrebbe ridotto sensibilmente i costi derivanti dal trasferimento dei malati presso l’Ospedale psichiatrico di Aversa e al contempo avrebbe garantito un ritorno economico della spesa ordinaria per tutta la regione e risolto inderogabili urgenze igienico-sanitarie.
Il concorso fu vinto dall’ing. Quaroni e dall’arch. Piacentini con il progetto “Ophelia” aggiornato sulle più innovative teorie psichiatriche del tempo, capace di assicurare il rispetto del malato non violando l’equilibrio della città e raggiungendo gli imprescindibili obiettivi di segregazione e controllo. Si allontanavano quanto più possibile i malati dal centro e dai servizi generali e, contemporaneamente, si sottraevano i più gravi alla vista di eventuali visitatori. Il padiglione dei semiagitati e delle semiagitate, liberi ma più numerosi e quindi meno controllabili, viene costruito lungo l’asse che corre parallelo da Nord a Sud alla strada provinciale, cioè l’asse dei reparti, (divisi sempre specularmente per sesso) sulla parte posteriore rispetto alla ferrovia e a ovest verso di essa. Modificato e ridotto per crescenti e presto insolvibili problemi di bilancio, il “grandioso” progetto si arena e i sette padiglioni faticosamente costruiti cambiano destinazione d’uso.
Il Museo archeologico trova nel padiglione delle semiagitate una sede e la complessa storia di questo edificio un armistizio, ma non la soluzione finale. Il padiglione delle semiagiate, la nuova sede del Museo, subisce prima il bombardamento del 1943; reinaugurato nel 1947, ma limitato a solo tre sale, riapre al pubblico nel 1956; nel 1979 incontra un nemico pericoloso, il barbaro oblio, e da significativa testimonianza architettonica ed urbanistica del rione Santa Maria e della città stava per cadere vittima dell’inutilizzo e del degrado. Infine il terremoto del 1980 sembra la sua apocalisse. Invece la storia, provvidenza o fato, capriccio o regola, prende un altro corso: trasforma il nosocomio in casa delle muse; in particolare il padiglione delle “semiagitate”, quasi creature bacchiche, saturnine, melanconiche ed istrioniche, menadi danzanti invasate da Dionisio, possedute dallo stesso daimon che avvince artisti e poeti, nella Pinacoteca Provinciale.

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