Chiesa di Santa Maria del Sepolcro

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La Chiesa di Santa Maria del Sepolcro, situata alla fine del piazzale Aldo Moro, venne costruita tra gli ultimi anni del XII secolo o i primi del Duecento dal potente ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, meglio noti come Templari, il cui compito era assistere i pellegrini diretti in Terra Santa.

Infatti, proprio in quegli anni, fra il 1190 e il 1191, i conti di Santasofia, signori di Rivischio – una contrada vicino Potenza -, parteciparono alla terza crociata e tornarono nella città, costruendo il luogo di culto.

Il Casale del Santo Sepolcro venne costruito a nord di Potenza, all’incrocio tra la via Erculea e la via Appia Nuova, vie di passaggio dei pellegrini diretti a Gerusalemme, in una zona denominata Santa Maria.

Quando Alfonso d’Aragona assegnò il feudo di Potenza ai Conti De Guevara, questi cambiarono radicalmente volto all’intero territorio e intrapresero nel 1488 la ristrutturazione dell’antica Chiesa alla quale affiancarono un Convento, affidato all’Ordine dei Francescani.
Nel 1647 il Vescovo di Potenza, Monsignor Claverio, fu inviato in viaggio apostolico dal Papa Innocenzo I, a Grumento. Il vescovo fu particolarmente colpito da una reliquia del sangue di Cristo, qui conservata, e decise di prenderne una parte. Nel 1656 lo stesso Vescovo fece costruire un pregevole altare barocco sulla parte destra della navata della Chiesa, con al centro un tabernacolo, dove solennemente ripose la reliquia del Preziosissimo Sangue: una zolletta di terra imbevuta del Sangue di Cristo.

Nel XIX secolo il Convento venne soppresso a causa dell’annullamento delle congregazioni religiose. Nel 1938 l’ordine francescano dei frati minori riprese possesso della Chiesa e del Convento. Nel 1448, il conte di Potenza, Antonio Guevara, ingrandì e abbellì la Chiesa e accanto vi costruì un Convento.

Nel Convento vissero frati di santa vita come il B. Egidio da Laurenzana, preso in considerazione dal Guevara, Ginepro da Potenza, fra’ Matteo da Tito, Gianfrancesco Caporella da Potenza e Luigi Filippi da Avigiano. A causa poi della soppressione delle corporazioni religiose, i frati lasciarono il convento e libri ed opere d’arte vennero dispersi o saccheggiati.

Molte sono le tesi con cui si tenta di spiegare l’origine del nome della Chiesa. Una prima ipotesi afferma che i Guevara, Conti della città di Potenza, decisero di costruire nel 1488 il loro sepolcro gentilizio. Secondo un’altra tesi si afferma che il nome della Chiesa sarebbe derivato dal nome di un casale, casale “Santo Sepolcro” appunto, di proprietà dei templari, situato nei pressi della Chiesa nel XIV secolo.

Nel 1312 il Casale passò sotto il controllo del Vescovo di Potenza, Guglielmo, che se ne prese cura e vi aggiunse la denominazione ‘Santa Maria’, forse per l’esistenza nella zona di una cappella o icona dedicata alla Madonna oppure per conquistarsi gli abitanti del posto. Secondo una testimonianza, il toponimo ‘Santa Maria’ (per indicare una zona periferica di Potenza) risalirebbe al XII secolo e sarebbe legato ad un miracolo operato da San Gerardo della Porta: trasformare in vino l’acqua di una fonte che vi sgorgava.

Alcuni studiosi ritengono che questo miracolo sia avvenuto nel duomo di Potenza, un tempo dedicato alla Vergine Assunta.

La facciata principale presenta un portico anteriore a tre archi con stipiti, capitelli e archivolto in pietra lavorata, che termina con un cornicione e un tetto a capanna, ed un rosone centrale. La facciata principale era in passato affiancata da un campanile che è stato abbattuto nel 1959.

L’ingresso principale è formato da un porticato con modanature in pietra, sormontato da un affresco seicentesco che rappresenta la deposizione. Il portico presenta due portali laterali di pregevole fattura ed un portale centrale ligneo finemente intagliato con motivi floreali e geometrici del1500. Il tutto incorniciato dalla pietra calcarea con uno stemma francescano e uno nobiliare.

La Chiesa è in stile gotico-catalano, a pianta centrale, ad un’unica navata. Sulla facciata sono presenti due stemmi lapidei: simboli dell’ordine francescano. Attorno ad una croce si intrecciano due braccia: quello di Cristo e quello di San Francesco entrambe con i segni dei chiodi; l’altro stemma è una croce con l’aggiunta di alcuni simboli della passione.

Alla fine degli anni ’60 venne edificato l’attuale Convento della fraternità francescana dei minori.

L’ingresso principale della Chiesa è costituito da una pregevole porta lignea del ‘500, abbellita da intagli floreali e riquadrature geometriche, sormontata da una lunetta con un affresco datato 1658. Quest’ultimo rappresenta la Deposizione, è racchiuso in una cornice di gusto gotico-catalano, con la scritta: “o vos omnes qui transitis per via, attendete et videte si est dolor sicut dolor mens”.

Nel nartece della Chiesa si può leggere un’epigrafe che conferma l’importante ruolo della famiglia comitale (Conti) dei de Guevara nella ricostruzione del cenobio, nell’anno 1488, e nella ricostruzione nel 1652.

L’iscrizione in latino ricorda le date significative inerenti al monumento:

“Coenobium hoe
A Comitibus Potentintinis aedificatum 1488
Iam pervetustum
Una uni resarcivit 1652
Sed si boni
Sed si bene”

Internamente la Chiesa è suddivisa in due navate. Quella di sinistra è la più antica e fu costruita durante un ampliamento della Chiesa nel XVII secolo. Il soffitto della Chiesa è reso pregevole dai cassettoni in legno policromo, dorato ed intagliato, voluti dal Vescovo Claverio (Bonaventura Claver) nel secolo XVII. Lo stesso Vescovo, nel 1656, fece costruire, sulla parete destra, un pregevole altare barocco, nel quale è visibile al centro una porcella in rame dorato, dove è custodita la reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo.

Sempre il vescovo Claverio fece erigere il grande altare barocco decorato a stucco del Santissimo Sacramento, situato sulla destra della navata.

Esso presenta uno sportello dorato che custodisce la reliquia del Santissimo Sacramento. Sempre lì venne ospitata la reliquia del sangue di Cristo negli anni in cui si trovò a Potenza.

L’altare è decorato con una statua della Vergine su un trono, con il Bambino sulle ginocchia, il tutto attorniato da due angeli alati. La statua dovrebbe risalire a un periodo che va dal XV al XVI secolo, e dovrebbe essere stata realizzata da un artista lucano noto come “Maestro di Noepoli”. L’altare è, altresì, ricco di stucchi e di alcune statue lignee policrome dorate degli arcangeli: Michele, che calpesta il drago e impugna una spada fiammeggiante ; Gabriele, l’Arcangelo dell’Annunciazione a Maria ed, infine, Raffaele.

La Chiesa accoglie tele di pregevole fattura: un olio su tela che rappresenta la Madonna delle Grazie con San Francesco e San Patrizio, un altro quadro che raffigura la Madonna che appare ai Santi Francesco e Rocco, ed un dipinto che raffigura l’Adorazione dei pastori.

Sulla destra l’altare custodisce la reliquia del Preziosissimo sangue.

Papa Francesco in occasione del 460º anniversario dell’arrivo della reliquia ha concesso l’indulgenza plenaria.

L’aula unica della Chiesa presenta, sul lato sinistro, quattro archi a tutto sesto che si affacciano su una navata laterale, aggiunta in altra epoca, dove ci sono tre altari barocchi, addossati al muro perimetrale.

In fondo, si trova un arco trionfale a tutto sesto, con colonne in pietra, alla cui base sono riprodotte testine di leoni e foglie e, sui capitelli in alto, foglie d’acanto e leoncelli accosciati, arieti e corolle di fiori.

L’abside a semicupola, in stile gotico catalano, presenta svelti costoloni che si congiungono in chiave dov’è riprodotto il monogramma di Cristo, di S. Bernardino. L’altare, l’ambone ed il fonte battesimale, in pietra, il tabernacolo in rame, e l’articolazione degli spazi liturgici nel presbiterio, sono opera dell’artista francescano potentino P. Tarcisio Manta, che li ha eseguiti negli anni ’80.

L’altare è costituito dai caratteristici motivi architettonici gotico-catalani: è possibile apprezzarli nell’arco trionfale, che presenta partizioni in pietra accompagnate da motivi floreali, ed anche nell’abside a pianta poligonale con sottolineature in pietra agli angoli e volta a lunette. L’abside, illuminata da tre monofore trilobate, è preceduta da una volta a crociera e scandita dai costoloni rampanti, che si uniscono in un anello di pietra con il monogramma bernardiniano IHS, chiave di volta dell’ambiente.

La chiave dell’arco trionfale mostra l’immagine di Cristo che emerge a mezzo busto dalla tomba, secondo l’iconografia del “Christ de pitié”, che ribadisce il legame della Chiesa con il Santo Sepolcro. Nell’abside quattrocentesca restano segni della struttura precedente: una finestrella strombata e brani di muratura a faccia vista.

Sulla parete a sinistra, si ammira una Natività con adorazione dei pastori, tela attribuita per lungo tempo al Ribera, detto lo “Spagnoletto” (sec.XVII), poi ad Onofrio Palumbo e adesso restituita al Ricca, pittore napoletano del primo Seicento, influenzato da Van Dyck, nonché per i toni cupi illuminati dal fascio di luce che piove dall’alto, dal realismo caravaggesco.

Sulla parete destra, presso il presbiterio si trova una scultura lapidea, del sec. XIII, proveniente dalla chiesa di Noepoli, raffigurante una Madonna con Bambino tra due angeli.

L’Immacolata tra S. Francesco e S. Rocco è una tavola di scuola raffaellesca, di equilibrio cromatico e compositivo, della seconda metà del sec. XVI. L’impianto compositivo, pur con calibrato equilibrio cromatico dell’insieme, ha un’evidente impronta francescana e caratteri di una religiosità popolare semplice e chiara.

Raffigura la Vergine racchiusa in una mandorla di nubi e di luce, Dio Padre che appare tra nubi dall’alto, mentre i santi in ginocchio contemplano, sullo sfondo di un luminoso ed incantato paesaggio di monti.

La tavola risalente al 1582, di scuola veneziana ma di artista ignoto, raffigura la Madonna delle Grazie col Bambino e S. Giovanni tra i SS. Francesco e Patrizio Vescovo secondo schemi cari alla devozione francescana ed alla tradizione artistica tardo-manieristica napoletana, opera di una delle più significative personalità della pittura lucana del XVI secolo. Il tema delle grazie è rappresentato dal gesto del piccolo Gesù che fa gocciolare il miracoloso latte materno, mentre la presenza di San Patrizio è motivata dall’esistenza in loco di una sua reliquia.

L’Adorazione del Pastori, risalente al XVII secolo, è un’opera di Giovanni Ricca, tela di gran pregio artistico la cui vera protagonista è la luce che fa emergere dalla penombra le immagini della Sacra Famiglia e dei due angioletti.

Nel Convento si conserva una tela del Passaggio del Mar Rosso, attribuita a Luca Giordano (sec.XVII), di grande effetto drammatico e cromatico.

All’ingresso della Chiesa, sotto il pronao, nella lunetta del portale vi è un affresco del 1658, raffigurante la Pietà tra la Madonna e S.Giovanni.

Sulla parete destra della Chiesa era collocato un grande Polittico scomposto, comprendente quattro tavole raffiguranti S. Pietro apostolo pensoso e con le chiavi in mano, S. Girolamo penitente con la croce in mano e la barba fluente, S. Caterina d’Alessandria con gli strumenti del martirio subito e la Maddalena, capelli fluenti, vesti ricche e avvolgenti ed in mano il vasetto dei profumi, e due frammenti di predella d’altare, costituiti da quattro pannelli con gli apostoli in gruppi di tre. Il polittico fu oggetto, negli anni ’70, d’un furto, e finora non è stato ritrovato. Attribuito in un primo tempo, ad Antonio Solario detto lo Zingaro (sec. XVI), è oggi attribuito a Simone da Firenze, della prima metà del ‘500.

Nel primo altare della navata piccola sono collocate statue devozioni dei Santi:

San Nicola;

Sant’Antonio da Padova, oggi è patrono di marinai, pescatori, farmacisti, profumieri, bambini, scolari, ecc;

Sant’Anna con la Madonna.

Nel 1984 venne data una nuova e suggestiva sistemazione al presbiterio grazie all’opera di Padre Tarcisio Manta.

Di recente, la Chiesa, già adorna di stupende ed importanti opere d’arte, si è arricchita di una statua lignea di pregevole fattura dedicata a Santa Maria del Sepolcro e di una rappresentazione del “Cristo velato”, impegnativa opera dell’artista altoatesino Helmut Perathoner che, sul modello ideato a metà settecento dal Sanmartino e grazie alla sua spiccata sensibilità artistica, ha saputo incredibilmente rappresentare il corpo senza vita di Gesù ricoperto da morbide coltri dalle quali traspare la sofferenza profonda vissuta dal Signore.

The Church of Santa Maria del Sepolcro, located at the end of Square Aldo Moro, was built between the last years of the twelfth century or the early thirteenth century by the powerful order of the Knights of the Holy Sepulcher, better known as the Templars, whose task was to assist the pilgrims direct to the Holy Land.
In fact, precisely in those years, between 1190 and 1191, the counts of Santasofia, lords of Rivischio – a district near Potenza – participated in the third crusade and returned to the city, building the place of cult.
When Alfonso of Aragon assigned the feud of Potenza to the Counts De Guevara, there were radical changes in the entire territory: in 1488 the ancient church was restored and flanked by a convent, entrusted to the Franciscan Order.
In 1647 the Bishop of Potenza, Monsignor Claverio, was sent on an apostolic journey by Pope Innocent I, to Grumento. The bishop was particularly struck by a relic of the blood of Christ, preserved there, and decided to take a part of it.
In 1656, the same Bishop built a valuable baroque altar on the right side of the nave of the Church, with a tabernacle in the center, where the relic of the Precious Blood was solemnly placed.
In the nineteenth century the Convent was suppressed due to the annulment of religious congregations. There are many theses with which we try to explain the origin of the name of the Church. A first hypothesis states that the Guevaras, Counts of the city of Potenza, decided to build their noble sepulcher in 1488. According to another thesis it is stated that the name of the Church would derive from the name of a farmhouse, a “Holy Sepulcher” farmhouse, owned by the Templars, located near the Church in the 14th century.

 

Testo e foto a cura dei volontari del progetto di Servizio Civile “………… c’è TURISMO e CULTURA a POTENZA”

 

Fonti:

www.santamariadelsepolcro.it