Piazza Emilio Maffei

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Incamminandosi da Piazza Sedile verso la Torre Guevara, subito sulla destra si incontra una piccola piazzetta dove alcuni contadini sono soliti oggi esporre le loro odorose mercanzie portate dalla campagna: piazzetta Maffei.

Questo spazio non esisteva fino all’ultimo ventennio dell’Ottocento, al suo posto c’erano palazzi e vicoli stretti.

La piazzetta sorge nel luogo in cui fino al 1884 si ergeva un edificio che ospitava tre importanti uffici: l’Agenzia delle Imposte Dirette, l’ufficio del Registro e del Bollo e quello della Conservazione delle Ipoteche. Questi uffici furono distrutti da un incendio sviluppatosi nelle notti tra il 28 e il 30 novembre 1884.

All’indomani del disastro, il Consiglio Comunale considerando la cattiva collocazione urbanistica dell’edificio per areazione, esposizione e luce, propose di non ricostruirlo nello stesso luogo e di chiedere al governo la destinazione dell’area a vantaggio del Comune per la realizzazione di una piazza.

Con delibera del 4 luglio 1982 il Consiglio Comunale decisedi intitolare la piazza all’illustre patriota e concittadino Emilio Maffei.

La Piazza intitolata ad Enrico Maffei è situata nel pieno centro storico potentino, aprendosi lungo la storica Via Pretoria. La dedica, non casuale, va ad un illustre lucano ed un uomo di grande coraggio, dotato di indiscussa cultura e una capacità di scrittura che spaziava dalla poesia in dialetto potentino o italiano alla satira ed al sarcasmo contro personaggi del nascente Regno D’Italia, durissimo quando alcuni denigratori criticavano la sua Potenza.

Un vero liberale che combatté contro la dinastia dei Borbone, ma anche contro i Savoia perché dopo l’unità la qualità della vita delle classi più deboli rimaneva sempre bassa, se non addirittura in regressione rispetto al passato.

Emilio Maffei fu uno spirito libero, nonché un prete, ma lasciò l’abito talare pagandone le conseguenze con l’isolamento. Tuttavia, rimase sempre un uomo di fede nella sua vita onesta e piena di impegno civico, vicino alle classi sociali più umili.

Egli nacque a Potenza da Luigi e Antonietta Scalea il 3 settembre 1809; sin dalla giovane età senti il richiamo della vita religiosa ed al compimento dei 23 anni fu ordinato sacerdote.

Dopo le esperienze giovanili nella Carboneria, si avvicinò alle idee di Giuseppe Mazzini e di Pierre-Joseph Proudhon, che considerò vicine ai valori del Vangelo. Sostenitore di uno stato laico, di un’istruzione pubblica e libera dall’ingerenza clericale, entrò nel “Circolo Costituzionale Lucano”, presieduto da Vincenzo d’Errico, per difendere la Costituzione che il re Ferdinando II Di Borbone aveva ritirato. I due stipularono un’alleanza unendo le loro correnti: quella moderata di d’Errico e quella radicale di Maffei. Venne redatto un memorandum, in cui si affermava il mantenimento del regime costituzionale e si chiedeva l’annullamento di tutti gli atti legislativi successivi alla soppressione della Costituzione.

Tuttavia i loro rapporti furono molto accesi, tant’è che Maffei si separò dal suo collega l’8 luglio dello stesso anno per divergenze diplomatiche. Maffei, di temperamento più pragmatico in stile mazziniano, riteneva necessaria e inevitabile una lotta di classe mentre d’Errico, federalista di stampo neoguelfo, cercava di scendere a patti in maniera equilibrata. Entrambi erano ricercati dalla polizia borbonica; mentre d’Errico riuscì a fuggire in Francia, Maffei venne arrestato e condannato a morte ma la pena fu, in seguito, commutata in ergastolo.

Dopo oltre quattro anni di detenzione nel carcere di Potenza, fu trasferito nel penitenziario di Nisida, dove subì anche un attentato da parte di un sicario.

L’ergastolo fu comminato in esilio perpetuo sotto il regno di Francesco II di Borbone e nel 1859, assieme ad altri condannati come Luigi Settembrini, Carlo Poerio e Silvio Spaventa, fu imbarcato per gli Stati Uniti, ma grazie al figlio di Settembrini, Raffaele, ufficiale della marina britannica, la nave virò in Irlanda e Maffei si recò in Inghilterra, dove incontrò Mazzini, divenendone amico e in compagnia del quale visse fino al 1860.

Conseguita l’unità d’Italia, ritornò a Potenza dove dimorò fino alla fine della sua vita. Abbandonò l’abito talare, si dedicò alla poesia in vernacolo e si dedicò anche alla vita pubblica divenendo consigliere comunale ed assessore nella sua città natale.

Maffei (con lo pseudonimo di Jumaredda) lasciò poche testimonianze letterarie, in quanto molti documenti da lui redatti sono ancora inediti. Attualmente, si è in possesso solo di alcune poesie (ritrovate dal cronista potentino Raffaele Riviello).

Tali liriche manifestano il rammarico di Maffei nei confronti del neonato Regno d’Italia, poiché il suo sogno repubblicano venne spiazzato da un nuovo ordinamento monarchico e le condizioni delle classi più umili rimasero immutate, se non peggiorarono. Nel suo mirino finirono personaggi risorgimentali quali Cavour, Urbano Rattazzi, Marco Minghetti, Francesco Crispi, il Re Vittorio Emanuele II, il Papa Pio IX ed anche Napoleone III.

Il presbitero potentino non lesinava critiche persino a Giuseppe Garibaldi, a cui gli affibbiò l’epiteto di “cardillo bastardo” accusandolo di aver tradito gli ideali repubblicani e sperando che, un giorno, il condottiero nizzardo sarebbe ritornato sui propri passi.

In una sua poesia, “Sonetto di alcuni ufficiali piemontesi su Potenza e meritata risposta”, Maffei riportò pesanti critiche pregiudiziali di alcuni ufficiali sabaudi, che derisero Potenza dal punto di vista civile, culturale, persino igienico e rispose con dei versi altrettanto offensivi e scurrili.

Dopo la morte, avvenuta a Potenza il 21 novembre 1881, venne ricordato con una lapide eretta nella città natia il 18 agosto1894, con un’epigrafe dettata da Giovanni Bovio.

Di seguito si riporta un profilo del patriota, politico e uomo di fede scritto appositamente dallo storico Tommaso Russo, tra i massimi esperti in Italia delle vicende risorgimentali in Basilicata.

EMILIO MAFFEI

UN PRETE “RISCALDATO” E POCO CONOSCIUTO

Emilio Maffei ( 1809-1881) riassume nella sua biografia il tormentato cammino di quei lucani: intellettuali, sacerdoti, uomini politici e borghesi, che nei decenni di preparazione dell’Unità d’Italia scelsero di schierarsi apertamente e coerentemente contro i Borbone. Le idealità politiche, le scelte di vita, l’impegno civile collocano quegli uomini, e quindi anche Maffei che a tratti ne fu un loro leader, in una posizione lontana dal conservatorismo moderato dei vari D’Errico. I mesi del 1848 costituiscono la cartina di tornasole di questa differenza di idealità e di concrete azioni politiche. Lo svolgimento di quei mesi consente di misurarne coerenza teorica e limpidezza di scelte. Mentre D’Errico temeva che il movimento contadino, con le sue richieste sociali sulle terre demaniali, potesse sfuggire dalle mani di una guida moderata e prendere altre direzioni, Maffei guardò con simpatia la questione della divisione delle terre demaniali. E ancora. Se D’Errico temeva una deriva popolare e plebiscitaria della Costituzione, della difesa del Parlamento napoletano, dell’appoggio alla rivolta calabrese, guidata da elementi democratici del luogo, Maffei invece si schierò con questi ultimi e con l’ampliamento della rappresentanza politica e parlamentare, convinto che un’accelerazione del movimento potesse essere un modo per far rientrare le scelte reazionarie di re Ferdinando.

Maffei pagò con il carcere il suo essere impegnato in prima fila. Pagò con l’isolamento nelle gerarchie ecclesiastiche la sua coerenza politica. Pagò con una profonda delusione il modo in cui si era fatta l’Italia e le conseguenze di quel processo di unificazione. Cercò, negli ultimi anni, ancora nell’impegno politico comunale a Potenza (assessore e consigliere), una ragione alle sue scelte. Trovò nell’abbandono del suo abito talare la misura e il segno estremo della sua coerenza personale che lo spinse ad abbracciare la prospettiva e la forma repubblicana, per lo Stato italiano, come soluzione ai mali del Paese.

Cercare una sola definizione: radicale o democratico o liberale o giacobino… non basta per comprendere Maffei.

E neppure lui l’avrebbe gradita. Verosimilmente egli appartiene a quella categoria di preti evangelici dell’800 che restò tale anche se indossò abiti civili.

Maffei non visse in contraddizione con il suo essersi “spretato”. Rimase sempre convinto che il senso profondo del messaggio evangelico: la solidarietà, la fratellanza, l’uguaglianza, la libertà civile, dovesse inverarsi in una forma politica che ne esaltasse il valore universale con l’eliminare le diseguaglianze fra le classi sociali. Democrazia e Repubblica dovevano essere nel suo orizzonte politico il contenitore terreno di quel messaggio.

Nella storia italiana e in quella meridionale è possibile rintracciare, tra 800 e 900, numerosi Emilio Maffei e questa oggi è una bella consolazione per il prete lucano che i rapporti di polizia del tempo definirono come uno dei più “riscaldati”.

 

Walking from Piazza Sedile towards the Guevara Tower, immediately on the right you will find a small square where some farmers are used to display their fragrant merchandise brought from the countryside today: Piazzetta Maffei.

This space did not exist until the last twenty years of the nineteenth century, in its place there were buildings and narrow alleys.

The square stands in the place where until 1884 a building that housed three important offices stood: the Direct Tax Agency, the Register and Stamp Office and that of Mortgage Conservation. These offices were destroyed by a fire that developed on the nights between 28 and 30 November 1884.

In the aftermath of the disaster, the City Council, considering the poor urban location of the building for ventilation, exposure and light, proposed not to rebuild it in the same place and to ask the government for the destination of the area for the benefit of the Municipality for the construction of a square.

With resolution of 4 July 1982 the City Council decided to name the square after the illustrious patriot and fellow citizen Emilio Maffei.

The dedication, not accidental, goes to an illustrious Lucan and a man of great courage, endowed with undisputed culture and a writing ability that ranged from poetry in his dialect or Italian to satire and sarcasm against characters from the nascent Kingdom of Italy, very hard when some denigrators criticized his power.

 

 

 

Testo e foto a cura dei volontari del progetto di Servizio Civile “………… c’è TURISMO e CULTURA a POTENZA”

 

FONTI:

talentilucani.it
lucania.one