Viale dell'Unicef

Tipologia del verde e caratteristiche ambientali: paesaggio rurale e zone umide ripariali.

Come arrivarci: il viale dell'Unicef è una strada a scorrimento veloce di collegamento tra lo scalo della ferrovia Apulo-Lucana e l'adiacente zona commerciale di via del Gallitello con il quartiere residenziale di Verderuolo intorno a piazza Bologna.

Costruito negli anni '80 il viale percorre il Vallone di Santa Lucia lungo l'alveo del Fosso Verderuolo, snodandosi tra le ripide pendici del monte Cocuzzo da un lato e quelle di Montereale dall'altro.

In stridente contrasto con l'intensità e il rumore del traffico cittadino, gli scoscesi versanti della valle sono ancora occupati da un lembo residuo di paesaggio rurale lucano ormai completamente circondato dall'ambiente urbano.

I terreni del fondovalle sono tappezzati di orti in cui si coltivano tradizionali ortaggi delle aree interne dell'Appennino meridionale (fava, verza, broccoli e rape, aglio).

Nella parte più elevata, fino sotto ai palazzi imponenti del rione Cocuzzo e di via Mazzini, sono ancora presenti coltivazioni arboree quali vigneti, oliveti, frutteti e soprattutto mandorleti la cui fioritura all'inizio della primavera colora di bianco e di rosa la valle.

Ai terreni ancora coltivati si alternano superfici abbandonate su cui si sono insediati cespuglieti formati da biancospino, pruno selvatico, scardaccione selvatico, rovo, sambuco.

Una fitta rete di linee di scorrimento di acque superficiali è messa in evidenza da densi popolamenti di cannucce e boschetti di salici e pioppi.
Lungo il fosso la vegetazione ripariale si fa più varia per la presenza di ontani neri, olmi campestri, esemplari di fico, sambuco e di robinia.In prossimità della rotatoria per via Roma, sulla destra è presente un piccolo bosco di imponenti alberi di noce.

Su entrambi i versanti del vallone spicca il verde di alcune conifere, in special modo cipressi, utilizzati per delimitare i coltivi o come colture ornamentali intorno alle costruzioni rurali e alle abitazioni.

Stessa funzione per gli arbusti di rosmarino, la cui fioritura si ripete più volte nel corso dell'anno. Molti alberi soprattutto di robinia e mandorlo ospitano il vischio che caratterizza il paesaggio con il contrasto tra le foglie di un verde intenso e le bacche perlacee.

Il paesaggio dei dintorni di Potenza è tipico dell'Appenino Lucano: scarsamente abitato, presenta ancora territori di difficile accesso per mancanza di infrastrutture e per questo motivo ancora in buono stato di conservazione ambientale.

Il visitatore è senz'altro colpito dall'estensione delle foreste che sono sopravvissute in area montana ai cambiamenti paesaggistici, economici e sociali che hanno interessato il settore collinare e costiero della Basilicata a partire dalla seconda metà del XIX secolo trasformando il territorio in superfici utilizzate quasi esclusivamente per coltivazioni estensive di cereali.

La vegetazione forestale naturale è formata soprattutto da due tipi di bosco: il bosco misto di querce a prevalenza di cerro e roverella e il bosco di faggio.

Il querceto occupa la fascia altitudinale compresa tra 700 e 1100 m s.l.m. ed è ancora presente in superfici residuali alla periferia della città. Il bosco di faggio si rinviene generalmente a quote superiori ai 1000 m s.l.m. e risale i versanti settentrionali dei rilevi montuosi fino alla sommità.

Molto diffusi sulle montagne intorno alla città sono anche i rimboschimenti a conifere che hanno avuto una larga diffusione a partire dagli anni Sessanta.


Fonte: Potenza Guida Storico-artistica alla città e dintorni Carsia Edizioni