Potenza acquistò il posto di Città Capitale della Provincia.

Con la legge organica della nuova circoscrizione la Provincia fu divisa nei quattro Distretti di Potenza, Melfi, Matera e Lagonegro; i Distretti in Circondarii, e questi in Comuni.
Prima del 1663 la Città di Potenza era stata per breve tempo già Sede del Preside e della Regia Udienza di Basilicata, sotto il Vicerè Duca di Medina, il quale istituì la Regia Udienza di Basilicata, e vi nominò a Preside D. Carlo Sanseverino Conte di Chiaromonte.
Fu scelta come residenza prima Stigliano, e poi Tursi, Tolve, Vignola, Potenza, Montepeloso, in ciascuna delle quali Città o Terre il Preside dimorò ben poco, fino a che nel 1663 non fu stahilita la Regia Udienza a Matera sotto il Vice l'è Gaspare Bragamonte y Gusman (1).
Allora la Regia Udienza si componeva del Preside Militare, del Capo-ruota, di due Uditori, del Fiscale, dell'Avvocato dei Poveri, del Segretario, del Mastro di Camera, del Mastro d'Atti. Vi era una squadra di militi a cavallo e di fanteria per eseguire gli ordini delle predette Autorità.
Questo vagare da un luogo all'altro, se da un canto può attribuirsi a difficoltà di comunicazioni, a mancanza di locali per i pubblici Uffici ed a poca comodità di vita; può anche indicare scarsezza di concetto esatto intorno agli interessi dell'amministrazione e della giustizia,e forse rivela anche i capricci dei Presidi in quei tempi di potere feudale.
Allorchè sotto il re Giuseppe Bonaparte si riformò l'ordinamento amministrativo e giudiziario del Reame, Potenza, invece di Matera, fu prescelta a Capitale della Basilicata, perchè meglio si prestava per la sua situazione ai bisogni di tali riforme, essendo la città quasi nel centro della Provincia, come questa è centro delle sei Provincie che le stanno d'intorno, e circa ad eguale distanza dai mari Ionio, Adriatico e Tirreno.
Da un verbale dell'Archivio Municipale si rileva che eziandio Re Ferdinando :Il tempo del Tanucci ne va destinato Potenza a Capitale della Provincia; ma per riguardi verso il Conte D. Carlo Loffredo, feudatario di essa, non pose in atto la proposta (1).
Tali notizie non si riportano per eccessivo amore di città nativa, imperocchè sopratutto oggi, per le strade rotabili, le ferrovie, gli Edilizii Pubblici, le importanti Istituzioni, la numerosa cittadinanza, ed altre ragioni di pubblico interesse, Potenza non più dubita di sua sorte, anzi si affida alla speranza di più prospero e lieto avvenire.
Il primo Intendente, oggi Prefetto, fu il Cavaliere Susanna verso l'Ottobre deI 1806; e nel primo Novembre del 1808 cominciarono a funzionare i Tribunali, giusta la Legge Organica del 20 Maggio dello stesso anno (2).
La Città si trovò a disagio per provvedere a tanti bisogni, e fu d'uopo cominciare dal fondamento di ogni cosa, e se ne farà cenno nel miglior modo possibile, affinché si possa conoscere il lento, ma continuo miglioramento di essa - Potrebbe solo osservarsi che fin d'allora non vi furono uomini di larghe vedute e di energia, i quali preveggendo i futuri bisogni, avessero pensato di stabilire un disegno di trasformazione radicale per rendere col tempo la città discretamente comoda e bella.
La prima innovazione per tutto il regno fu la riforma dell'amministrazione del Comune e della Provincia, e quindi l'abolizione dei Pubblici Parlamenti, donde cessò il distacco tra paese e paese, secondo il sistema medioevale, e si attuò l'ordinamento a circoscrizioni, direi, circolari concentriche, che avevano per base il Comune, e si allargavano a grado a grado per Circondario, Distretto, Provincia fino al concetto generale dello Stato.
Pel regio Decreto del 31 Ottobre 1806 il Decurionato amministrava il Comune: un Consiglio il Distretto, ed un Consiglio la Provincia. Il Decurionato si componeva di persone tirate a sorte fra gli Eligibili del Comune. I Decurioni poi su altre note di Eligibili formavano le terne dei Consiglieri pel Distretto e per la Provincia.
Potenza in ragione degli abitanti ebbe venticinque Decurioni.
Non credo inopportuno di notare che nel primo sorteggio del 26 Novembre, fatto da un fanciullo di cinque anni, la mano innocente di costui trasse dall' urna quasi tutte le persone del primo Ceto, meno tre dei Ceti inferiori, che dovendo servire quale scherno di rappresentanza, non sapevano neanche scrivere i loro nomi!
Caddero quindi i Pubblici Parlamenti, i quali a me sembra che fossero un' istituzione più liberale e pregevole del Decurionato.- Ed in vero tutti i cittadini prendevano parte direttamente agli interessi dell'Università. Però i Parlamenti erano divenuti, o per malizia dei Reggimentarii, o per negligenza di popolo, una istituzione di vera formalità, in guisa che in quelle adunanze disordinate, clamorose e tralignate, ove mancava la discussione ed il voto personale, si andava per solito a confermare, forse col vantaggio di chi più gridava, tutto ciò che veniva proposto dal Mastrogiurato e dai reggimentarii del Comune .
Quindi i Pubblici Parlamenti non più rivelavano seria e serena opinione di cittadini; ma confusa espressione di volgo e di partiti.
Il Sindaco era eletto a voti segreti dai Decurioni, ed il primo fu Gerardo CataIano, a cui si diede possesso con i distintivi del suggello e della bandiera nel 10 Maggio1807 secondo le prescrizioni della Legge pubblicata nel 26 Aprile di detto anno.
Il Decurionato si vide nelle strette per le spese accresciute, tanto più che il Governo aveva abolito la Gabella della Farina, principale risorsa delle finanze municipali, ed erasi tolta l'antica decima, perchè dovevasi stabilire la legge del Catasto.
L'esperienza ammaestra che ogni nuovo Governo cerca per lo più di abolire le vecchie tasse ed i tributi più odiosi e pesanti alla popolazione, sopratutto se sono di competenza municipale: nè sempre ciò fanno per sentimento generoso verso il popolo; ma per solo scopo di guadagnarsene il plauso e l'affetto nei primi bisogni dell'avvenuto rivolgimento politico, poco curandosi di lasciare poi le Amministrazioni nelle angustie, ed alle prese malediche ed irose delle popolazioni rispettive.
Verso il principio del 1807 vi fu l'abolizione di ogni tassa e servitù feudale, contro cui il Tanucci aveva scagliato i primi dardi a beneficio della Monarchia e dello Stato. Il Decurionato nominò una Deputazione per rendere omaggio al Re Giuseppe Napoleone per tale benefica e desiderata riforma. La feudalità, sorta come istituzione di interesse pubblico nel concetto medioevale, finiva per opera dei discendenti di quegli stessi Franchi, i quali solidamente organizzarono il feudalismo nella Penisola Italiana.
Nello stesso tempo fu soppresso il ricco Monastero dei Padri Conventuali di S. Francesco, e quello della Grancia di S. Lorenzo. Un decreto reale del Luglio 1808 destinò il locale di S. Francesco a sede del Tribunale Ordinario Civile e Criminale, le cui spese di riduzione dovevano farsi dal Comune; ed ordinò che i Monaci Conventuali fossero passati nel locale di S. Lorenzo, che poi fu adibito a Caserma di Gendarmeria.
Per gli uffici dell' Intendenza e per sede del Capo della Provincia, mancando un locale adatto, in virtù di un reale dispaccio del Ministero dell' Interno, portante la firma di un certo Signor Miotti, prima si pensò di acquistare il palazzo di D. Gaetano, ove oggi è posta la Regia Scuola Normale Femminile in sostituzione dello Stabilimento delle Gerolomine; ma poi si prescelse temporaneamente il Palazzo del Conte, fino a che non si fosse ristaurata una metà del Monastero di S. Francesco, che è l'attuale ma poi si prescelse temporaneamente il Palazzo del Conte, tino a che non si fosse restaurata una metà del Monastero di S. Francesco, che è l'attuale Palazzo della Regia Prefettura (l).
Si diede poscia principio alle opere stradali per mettere in comunicazione Potenza con Napoli e con altre Province. La Città di Potenza e la Provincia debbono serbare grata memoria al Governo Francese per la costruzione delle strade nuove, la quale era in quei tempi stimata opera ardua e difficile.
Fin dal 26 Maggio 1805 l'Università di Potenza in Pubblieo Parlamento deliberò di umiliare suppliche alla Maestà Sovrana (re Ferdinando) in unione di altre Università per lo prosieguo delle suddette strade, con compiacersi di permettere a questa Università insiemamente che alle altre, di costruire le medesime strade a spese proprie imperocchè la strada Napoli-Potenza era giunta al Marmo presso Vietri, e parea che non si volessero proseguire più oltre i lavori.
Mentre si facevano gli studi di tale strada, ed il Comune ad affrettarne il compimento, offriva ducati tremila, ovvero chiedeva di fare il tratto da Tito a Potenza a proprie spese, il Consiglio dei Lavori Pubblici, mutando parere presceglieva la traccia da Atella per Avigliano fino a Potenza, perchè opinava che questa via offrisse maggiori vantaggi per la costruzione, per l'erario e per la comunicazione colle altre Province.
La Città fu giustamente sorpresa per tale nuova e strana determinazione, per la qual cosa rivalse istanze al Re, ricordando le precedenti disposizioni sovrane per la linea Vietri-Potenza, e manifestò che il Direttore delle Strade ,Marchese Valva, e l' Ingegnere Ponticelii per interessi privati preferissero il nuovo tracciato, pel quale, ciò nonostante, il Comune olfriva anche la sua rata di 1,500 ducati.
Però col tempo ambe le strade furono costruite, ed il Comune di Potenza per la sola Via Nuova da Vietri a Potenza pagò dal 1809 al 1818 ducati trentasettemila; ma il fatto dimostrò ad evidenza che questa fu di maggior vantaggio pel commercio di Potenza, che quella designata dal Valva e dal Ponticelli per Atella ed Avigliano.
Questo ricordo vale a spiegare la vera causa, per cui le Vie Nuove si portarono in alcuni siti per luoghi inaccessibili ed alpestri da toccare le vette di altissime montagne!
La proprietà venne regolata con la legge del Catasto, con la quale si obbligavano i possidenti a pagare il tributo allo Stato in relazione della proprietà, e questa venne assicurata alla sua volta con la Conservazione delle Ipoteche. Una cosiffatta riforma arrecò difficoltà e fastidi; ma tolse gli antichi privilegi di esenzione e di differenza a danno dei Comuni e dello Stato.
Si affidò al Municipio lo Stato Civile, tenuto prima dai soli Parrochi; e si provvide con particolari decreti all'amministrazione delle Coppelle Laicali, alla tassa del tabacco, alla spesa dei Proietti, all'istituzione del Giudice di Pace, o Conciliatore, alla coscrizione dei soldati, di uno a migliaio, sui nati dai 46 ai 25 anni compiti, ed a diversi altri senizi pubblici.
Tutto ciò, se rilevava lo spirito nuovo dei tempi, apportava disordine, ed eccitava malvolenza, in guisa che il Comune si vedeva in tali impacci, che dichiarava schiettamente in una deliberazione di non sapere precisamente la natura delle varie Cappelle e delle diverse Fondazioni Laicali.
Crescevano dall'altro canto le spese del Comune, laonde il Decurionato ripropose la Gabella della farina, tassò i benestanti, adottò la sovraimposta dei grani addizionali, pose balzello sui possidenti di animali, dazio di consumo sui generi d'introduzione, quello sulla carne e sull'uso civico pel pascolo degli animali nel tenimento del Comune, e via di questo passo, non sapendo dove meglio mettere le mani per trarre danaro bastevole ai nuovi bisogni.

Tratto da: RAFFAELE RIVIELLO, Cronaca potentina dal 1799 al 1882, Nicola Bruno Editore, 2002