
Potenza dopo un Secolo
Il pensiero del Colletta, che il genio riformatore del
secolo XVIII aveva portato nei ministri e nei sapienti soltanto civiltà
di dottrina, che non giunse alla coscienza dei popoli, è forse di
verità incontrastabile quando si riflettano i casi della Basilicata nel
1799. Mario Pagano, Cristofaro Grossi, Felice Mastrangelo, Nicola Palomba e gli
altri martiri lucani, sacrati alla morte sul patibolo per intense virtù
e per altissimo culto d'ideali, certo non videro nella loro terra molti che
fossero degni dell' eroismo imperituro di tanti generosi; se le bande
sanfediste trovarono a Picerno fortissima resistenza, il cardinale Fabrizio
Ruffo ebbe facilmente proseliti dove i germi della libertà potevano
opporsi ai conati della tirannide.
Ma la reazione vandalica, bieca,
crudele, di alcuni tristi, non tolse a Potenza una delle più belle
pagine della sua storia, non potè menomare il merito delle
manifestazioni liberali in quei giorni, all'ombra dell'albero repubblicano, coi
simboli del berretto frigio e della luccicante scure, in omaggio ai grandi
principii di libertà e d'eguaglianza civile.
Per la legge 8 agosto
1806, Potenza divenne capitaledella Provincia e vi fu trasferita la Regia
Udienza da Matera, dove s'era stabilita nel 1663, dopo lungo peregrinare da
Montepeloso a Tolve, a Lagonegro, a Potenza stessa, a Pignola, ad altri paesi.
Molti vollero vedere in ciò un castigo a Matera ed un premio del
igoverno napoleonico alla nostra città, che nel '99 aveva accolto con
entusiasmo le idee e gli ordinamenti politici francesi.
Forse tutto questo
è una leggenda.
Se si consideri che la vita delle università
si svolgeva ancora nei secoli XVII e XVIII accanto al castello feudale, che le
giurisdizioni e le circoscrizioni, mantenute formalmente nelle diocesi,
scindevansi materialmente secondo le singole autonomie ed i privilegi
municipali, e che i Presidi, gli Uditori, i Baglivi, i Governatori locali
avevano funzioni giudiziarie e militari, mentre quasi nulle erano le loro
attribuzioni nell' amministrazione civile; si può affermare che Matera
fu sede della Regia Udienza Provinciale, ma solo di nome fu il capoluogo di
Basilicata.
Le istituzioni e le leggi del decennio furono quelle che nelle
nostre province apportarono alla gerarchia amministrativa locale ed alla
circoscrizione territoriale tutti quei miglioramenti suggeriti dallo spirito
dei tempi, dopo il crollo della feudalità e l'abolizione dei
privilegi.
Potenza divenuta capitale della Provincia, il 1° Marzo
1807 ebbe effettivamente la sede dell' Intendente.
L'anno 1907 segna
dunque una data memorabile, che non deve passare inosservata. Cento anni di
vita cittadina di progresso lentissimo, ma sicuro, non si cancellano, e chi
appena desse uno sguardo al passato si accorgerebbe che Potenza deve tutto alla
sede del capoluogo e degli uffici.
Non daremo gli esempi di recenti
manifestazioni di civile attività, che si sono avute in non grandi
metropoli degli Abruzzi e delle Puglie; non diremo noi quello che deve e
può fare la nostra città, in tale circostanza.
Il Municipio,
l'Amministrazione provinciale, i cittadini per loro iniziativa spontanea,
pensino che è bello considerare attraverso un secolo il cammino di un
paese perduto tra i monti; si costituisca un Comitato senza blague e senza le
solite restrizioni mentali e personali, e si solennizzi il centenario del
capoluogo.
Noi, che viviamo fra le antiche carte, polverosi testimoni,
eloquenti nel loro mutismo abbiamo fatto il nostro dovere.
"Il Lucano" 10 giugno 1906. N. 474
Tratto da:
ANTONIO TRIPEPI, Curiosità storiche di Basilicata, Arnaldo forni
Editore, Potenza 1982.