| Porte |
SAN
GIOVANNI
Vico 49 Porta San Giovanni
UBICAZIONE ATTUALE: via Caserma
Lucania
DENOMINAZIONI DIVERSE: strada Spirito Santo - quintana di
Nolè - vico Pietrafesa - vico Mantiglia - vico Cherubino - vico
Claps.
Nella piazza antistante l'ex palazzo Corrado si nota subito
la parte interna di "Porta San Giovanni", la terza porta urbana della
città medioevale preceduta da una rampa a gradoni. Attraversando la
porta si possono vedere, nel largo antistante la via Caserma Lucania, due
torri, una di fronte all'altra situata al termine delle residue mura di cinta
che si sviluppano a lato della porta. Le torri risultano largamente
rimaneggiate in epoca aragonese.
Superando l'isolato posto a destra,
guardando la porta, e girando sul retro si trova una terza torre più
bassa delle precedenti ed appartenente anch'essa all'antico sistema difensivo.
Ritornando alla porta urbana costeggiando la cortina muraria a sinistra,
superando la torre e salendo la gradinata di fronte si arriva in via Due Torri,
dietro il palazzo del Municipio, nella quale sono rimaste altre due torri,
attualmente rispecchianti il periodo aragonese.
Ritornando in via Pretoria,
facendo il percorso inverso si trova il bel portale di Palazzo Giuliani, ex
Palazzo Centomani, dove si supera un elegante portale in pietra che precede un
doppio arco con volta a crociera il quale si apre su un elegante
cortiletto.
SAN
GERARDO
Vico 78 San Gerardo
UBICAZIONE ATTUALE: via Vincenzo
Scafarelli
DENOMINAZIONI DIVERSE: strada del Seminario - vico Muccetto
Il toponimo denomina l'intero vicolo che dal largo Duomo raggiunge la
strada extramurale San Gerardo fiancheggiante la Cattedrale, dedicata al
Patrono della Città San Gerardo, il Seminario e la Mensa Vescovile. Il
catasto, infatti, censisce in questo vicolo, oltre a 20 case, 10 sottani e 2
cantine, la chiesa con sacrestia, la camera dei sacramenti di membri 3,
l'abitazione degli alunni di membri 20, camerone di membri 1 e la Mensa
Vescovile di membri 28. San Gerardo della Porta, da Piacenza, è stato
vescovo di Potenza per 8 anni a datare dal 1111. Soltanto a seguito di lavori
di consolidamento e restauro, sui quali si sofferma ampiamente Messina,
è stato possibile scoprire alcuni mosaici di particolare interesse
storico-artistico, che, tra l'altro, hanno consentito di accertare
l'edificazione del Duomo sulle preesistenze di una basilica paleocristiana del
IV secolo d.C., il che lascia presupporre la presenza di un insediamento
antropico sull'area circostante la chiesa.
NOTA: Esula da questa ricerca la
storia del monumento sacro, per cui si rinvia a quanto sull'argomento scritto
da Messina.
SAN
LUCA
Vico 6 Porta San Luca
UBICAZIONE ATTUALE: via e rampa
Manhes
DENOMINAZIONI DIVERSE: strada di la Porta vecchia
Attraversando via San Luca e, proseguendo diritti, per il vico Corrado si
raggiunge via Pretoria nel tratto di fronte all'attuale Caserma dei
Carabinieri, che occupa l'ex convento delle Chiariste di San Luca, a sinistra
del fabbricato, dopo una breve rampa di gradoni si trova "Porta San Luca": la
seconda delle porte urbane della città medioevale, della quale è
rimasto un arco a tutto sesto in conci di pietra calcarea, che presenta anche
parte del paramento murario in pietra squadrate e lavorate faccia a vista.
Sul retro della porta sono ancora in loco i due conci di pietra sporgenti
che portano il foro dei cardini del grande portone di legno che veniva chiuso
al tramonto.
PORTAMENDOLA
Non
più esistente
DENOMINAZIONI DIVERSE: quintana di Pomponio - via delle
Scuole
Il toponimo deriva dal nome della "porta" sul lato
meridionale dell'abitato, dove, secondo la tradizione popolare, fioriva
l'albero del mandorlo. Le prime notizie rinvenute su questo sito risalgono al
XVI secolo: Riviello definisce il luogo fuori della porta, ossia la scarpata
incisa di calanchi, versante luridissimo e scosceso.
Si tratta, in effetti,
di una "porta" che non aveva alcuna importanza per la strategia di difesa della
città, per l'accesso pedonale e per i traffici veicolari. La porta era
adiacente alla torretta, che il popolo chiamava la "torre dalle uova d'oro",
abbattuta da circa 50 anni. Nel 1830 il confratello Gerardo Genovese la"cede"
alla Confraternita del Monte di Morti. Nel 1862 si decide di risanare il luogo
con l'abbattimento di alcune casupole e dei ruderi antichi, per iniziare la
costruzione della scalinata di collegamento tra via del Popolo e via
Meridionale, denominata dapprima Scala del Popolo e poi Gradinata Vittorio
Emanuele II.
Nel 1864 il Consiglio Comunale approva una delibera con la
quale si affida la redazione del progetto per realizzare il collegamento tra
via del Popolo e via Pretoria mediante "un accesso provvisorio nel punto di
Portamendola".
PORTASALZA
Non
più esistente
Il toponimo deriva dall'antico nome del
casale, costruito a margine dell'abitato e da questo separato dal fossato e
dall'omonima porta che fino alla sua demolizione ha significato l'unico
ingresso carrabile controllato alla città.
La forma architettonica
dell'ingresso non è documentata neppure dalla descrizione dell'entrata
in città di don Alfonso de Guevara nel 1578 che il cancelliere
dell'Università annota nel Verbale, conservato nel Registro relativo al
triennio 1578-1580. Il ponte levatoio ed il fossato costituivano l'unica
struttura di accesso.
Sull'importanza della porta e sull'esatta ubicazione
della stessa non vi sono incertezze dopo la lettura della "relazione Marchi",
che porta alla compilazione della "prima" toponomastica ufficiale di Potenza: "
Nel 1816 venne abbattuta. In questo modo il borgo o rione di Portasalza, sorto
al di fuori della porta, venne aggregato alla Città.
La detta porta
cittadina era situata all'inizio di via Pretoria nell'attuale crocevia
costituito dalle due vie laterali presso cui finisce la salita di Portasalza".
All'inizio del secolo scorso il complesso edilizio nel quale è inserita
la "porta" mostra i segni di una avanzata vetustà, per cui diventa
necessario l'adozione del provvedimento di demolizione del 18.8.1818: "dopo
aver rilevato che le 5 casette che sostengono Portasalza hanno le soffitte e i
muri cadenti e in special modo la casetta di detto Pomponio nonchè la
stessa Portasalza devono essere demolite per evitare il pericolo.
Viene
deciso di abbattere con urgenza tali immobili e quindi ricostruirli.
L'esistenza del casale, ipotizzata per la Potentia romana, è accertata
in pieno medioevo: la presenza della cappella di San Giacomo è
documentata sin dal 1206, anteriore a quella di Santa Lucia; questa, pur
rappresentando una datazione certa, non può essere considerato il limite
temporale più antico per datare l'insediamento antropico del sito.
TRINITA'
Non più esistente
DENOMINAZIONI
DIVERSE: Tassiello
Porta Trinità, detta anche Tassiello fu
una porta di minore importanza rispetto alle altre e per quanto si sa, non ebbe
mai uno sbocco per uscire dalla Città. Consentiva, infatti di accedere a
Largo Tassiello denominato successivamente piazza Duca della Verdura (dal nome
di Francesco Benso Duca della Verdura, Intendente della provincia di Basilicata
dal 1842 al 1847. Il Regolamento di Polizia Urbana e Rurale stabilì che
dal 1845 nel largo si dovesse svolgere la vendita della carne e del pesce.
Il sito era centrale, ma piuttosto angusto, malsano, inospitale; era invaso
dalla spazzatura, non era pavimentato e di giorno e di notte circolavano
animali in cerca di cibo. Nel luglio del 1943, a seguito dei lavori di
ampliamento del Largo Tassiello, la Porta Trinità fu sostituita da una
sorta di vicolo virtuale.
Gli ultimi lavori di sistemazione furono
realizzati in appalto sulla base di un progetto di completamento del novembre
del 1843. Già nel settembre del 1844 furono realizzate due gradinate in
pietra da taglio: una per il collegamento con Via Pretoria e un'altra per
l'uscita sulla strada poderale (la strada di confine che correva lungo le mura
di cinta della città, l'attuale Via del Popolo).