Giovani artisti Ungheresi

La nuova Europa. Giovani artisti Ungheresi

La nuova Europa. Giovani artisti Ungheresi

4 marzo 2011 – 22 maggio 2011

Galleria Civica di Palazzo Loffredo

Ingresso libero

 Orario: dal martedì alla domenica: ore 9.00-13.00 e 16.30 - 20.30

La Mostra è una ricognizione sulla giovane Arte Ungherese, erede di una grande tradizione artistica, che ha conservato, e oggi sta  rivitalizzando, la propria identità culturale, memore del retaggio della Mitteleuropa, dopo il lungo travaglio determinato dagli avvenimenti storici del primo e del secondo 1900 durante la lunga permanenza dell'Ungheria nella sfera del blocco sovietico. Saranno esposte a Potenza circa 60 opere tra dipinti e sculture di 21 giovani artisti ungheresi.

L'Amministrazione Comunale di Potenza –ha detto il Sindaco Vito Santarsiero- propone, da alcuni anni, eventi culturali di notevole importanza che hanno riscosso un notevole successo di critica e di visitatori a livello nazionale. Il progetto si fonda sulla profonda convinzione che l’investimento in cultura e il recupero della propria identità, rappresentino un fattore  determinante per lo sviluppo socio-economico di un territorio. L’evento si propone di continuare l'indagine sui linguaggi artistici del realismo, un percorso intrapreso già da anni, attraverso lo studio, la ricerca e il progetto espositivo delle opere d'arte appartenenti tanto al realismo italiano quanto a quello spagnolo e russo con le mostre “Visionari, Primitivi, Eccentrici”, “Realidad arte spagnola della realtà”, “Verità e bellezza Realismo Russo” e “L’Enigma del Vero”. Ed è stata proprio parte della mostra “Visionari, Primitivi, Eccentrici” che con il titolo di “Visionari, Reale e fantastico nell’arte italiana contemporanea” che è stata presentata a Budapest nella Galleria Koller dal 3 maggio al 3 giugno del 2007 con il Patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura.

Oggi l'Ungheria – scrive la curatrice della mostra, Laura Gavioli- è un paese europeo e dentro questa compagine la sua identità culturale, tanto ricca di apporti, anche contrastanti, e di preziose sedimentazioni, può aspirare ad un ruolo molto importante per una svolta di modernità. Questo concetto è valido soprattutto nell'ambito della cultura figurativa che si esprime con un vivaio interessante di artisti, ultime generazioni che hanno goduto di una storia ricca di valore e di un patrimonio d'arte di livello nazionale e internazionale, per comprendere il quale è sufficiente una visita alle bellissime istituzioni museali di Budapest.

Nella selezione degli artisti si percepisce il trascorrere di tre generazioni che possono essere comprese tra il 1964, nascita di Robert Csáki, e il 1982, anno di nascita di Márta Czene.

La prima generazione, che maggiormente ha sofferto la condizione politica, è caratterizzata da un gruppo che si è concentrato con passione e rigore negli studi della grande tradizione dell'arte internazionale del passato, come si può comprendere osservando l'opera pittorica di Csáki, o le sculture di Taubert e Párkányi; altri artisti, partendo dagli stessi presupposti hanno letteralmente reinventato un canone espressivo personale, strettamente individuale all'interno del linguaggio pittorico, come nel caso di Attila Szűcs e di Adrián Kupcsik.

Alla seconda generazione, nella quale è compreso il maggior numero di artisti, possiamo collegare personalità che sentono fortemente il bisogno del racconto, come Márton Takáts, Mozés Incze, Gabór Szenteleki oppure, come nel caso di Dorottya Szabó, di Balázs Duronelly e di Rabóczky Judit, tutti artisti che cercano, attraverso mezzi espressivi meno convenzionali, di portare l'osservatore ad una riflessione diversa, sia sull'opera d'arte che sul suo destino. Casi isolati di riflessione intima sono impersonati da Attila Kondor, Imre Elek, Borbála Szanyi e, nella maniera originale di un primitivismo metropolitano, da Krisztian Sándor.

Alla generazione dei più giovani, nati negli anni Ottanta, appartengono scelte stilistiche molto individuali come possiamo riscontrare nel lavoro di József Csató e di Andrea Papageorgiu, di Eszter Sipos e di Ágnes Verebics, di Ágnes  Tóth e Márta Czene. Si passa da una figurazione del quotidiano con un pensiero a Bonnard di Csató, all'impostazione pop di Sipos, alla passione per la manipolazione del fotogramma di Verebics, fino al rapporto di riflessione sull'io di Ágnes Toth e a quello letteratura-cinema privilegiato da Márta Czene,  due delle artiste di punta di questa selezione.

I giovani ungheresi, artisti nel tempo della globalizzazione, sono presenti nel panorama internazionale come i loro colleghi inglesi o cinesi, americani o giapponesi. Tutti hanno il loro sito internet e non perdono occasione per rimandarti a quel luogo dell'anima per mostrarti tutta la loro produzione, ma io credo – conclude Laura Gavioli- che internet sia praticamente un importantissimo luogo della documentazione, più utile come memoria di un'immagine che per comprendere il valore artistico di quell'opera: come si può capire quello di cui si sta parlando attraverso una misera e neanche tanto stabile riproduzione? In questo senso il computer ci offre un panorama di figurine, utile se abbiamo già visto quelle opere oppure se l'artista è un filmaker o un fotografo, per la maggiore affinità dei mezzi in questione, ma per i giovani artisti ungheresi, pittori e scultori, il momento della conoscenza è la mostra, il luogo della verità.

Allegati:
Scarica questo file (Santarsiero su Mostra.doc)Presentazione a cura del Sindaco[ ][ ]29 Kb
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Scarica questo file (Prorogata la mostra Giovani artisti ungheresi in Galleria Civica.doc)Prorogata la mostra fino al 22 maggio[ ][ ]293 Kb

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