Palazzi Storici
Palazzi Storici
Ponte Sergio Musmeci
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Realizzata dall’ingegnere Sergio Musmeci, monumentale struttura, unica nel suo genere, mette in comunicazione la città con la tangenziale in direzione Salerno o Taranto. È una vera e propria opera d’arte realizzata alla fine degli anni ’60. La plasticità della forma fa della struttura un gigantesco e raffinato oggetto scultoreo a scala urbana.
Testo a cura di Annamaria Scalise
Presidente Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali – Sezione Regionale Basilicata
Caserma Lucania
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In seguito alla soppressione degli ordini monastici, il monastero dei Riformati di Santa Maria ed il fabbricato conventuale vennero adibiti, dal Ministero della Guerra, a dimora temporanea di soldati. La Caserma Lucania, già Basilicata, fu progettata nel 1885 dal ten Col. Carlo Tucci ed il primo corpo venne inaugurato nel 1896 per ospitare un battaglione del 13° Reggimento di Fanteria. I lavori vennero completati nel 1914 con l’ aggiunta del secondo troncone. Ebbero sede stanziale l’81° ( 1898-1901), il 7° (1901-1907), ed il 29° (1907-1929) Reggimento Fanteria. La caserma riportò gravissimi danni a seguito dei bombardamenti aerei dell’ 8-9 settembre 1943 che la resero inagibile fino al 1965, anno della riapertura. Il 1° febbraio 1977 il Battaglione 244° Cosenza si trasformò in 91° Battaglione Lucania, collegandosi idealmente alle origini lucane dell’ antica Brigata. L’ edificio si sviluppa su tre piani. Il prospetto principale si affaccia sulla via Ciccotti e mostra le pareti con paramento esterno in pietra, aperte da file sovrapposte di bifore.
Da aprile 2010, per effetto della soppressione del 91° Battaglione Lucania (18 novembre 2009) la struttura, di proprietà del Ministero della Difesa, è temporaneamente chiusa, in attesa di una nuova destinazione sempre in funzione alle esigenze dell’Amministrazione Militare. All’interno della caserma era stata realizzata una sala Cimeli che ospitava rari e preziosi reperti, testimonianza della storia d’Italia e della Basilicata dal 1860 alla seconda Guerra Mondiale. Oggi, per iniziativa del Centro Studi Militari “Salinardi” la preziosa raccolta è possibile visitarla presso il Museo Provinciale di Potenza (tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 8,30 alle 20,30)
Testo a cura di Annamaria Scalise
Presidente Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali – Sezione Regionale Basilicata
Palazzo Loffredo
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Sorto tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo nell’area precedentemente occupata dal Convento dei Celestini, fu dapprima residenza dei Guevara, feudatari di Potenza, poi dei conti Loffredo, dopo la trasformazione del castello in ospedale. All’inizio del XIX secolo, il palazzo ospitò l’Intendenza di Basilicata; intorno al 1825 divenne sede del “Real Collegio”, istituito con decreto di Luigi Bonaparte per l’istruzione superiore dei giovani della Provincia di Basilicata. Nel 1850 un decreto del re Ferdinando II affidò il Collegio ai Gesuiti, che lo gestirono fino al 1860. Dopo l’Unità d’Italia, l’Istituto fu denominato “Real Liceo” e intitolato dapprima a Salvator Rosa, poi a Luigi La Vista ed infine a Quinto Orazio Flacco. Ancora nel XX secolo, Palazzo Loffredo ha ospitato il conservatorio di musica Gesualdo da Venosa ed il convitto nazionale Salvator Rosa. Nel corso dei secoli, il Palazzo ha subito numerosi interventi di restauro e consolidamento che, con ampliamenti e sopraelevazioni, hanno trasformato la struttura originaria. La facciata principale si articola intorno ad una corte racchiusa dalle due ali laterali dell’edificio. Il grande portale d’ingresso ad arco a tutto sesto, precede un secondo portale architravato, più piccolo. Al di sopra del portale si apre un loggiato a sei fornici con mostre in pietra liscia.
L’edificio presenta una buona distribuzione dei locali su una corte interna; il collegamento verticale è assicurato da uno scalone in pietra, che si sviluppa nell’ala destra. Il secondo piano, cui si accede attraverso una scalinata interna nell’ala destra dell’edificio, si apre sul cortile con un loggiato finestrato.
Palazzo Loffredo attualmente è sede della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, del museo archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu” e della galleria civica dove hanno luogo importanti manifestazioni culturali.
Orari di apertura:
lunedi 14.00/20.00
da martedi a domenica 09.00/20.00
Testo a cura di Annamaria Scalise
Presidente Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali – Sezione Regionale Basilicata
Palazzo Pignatari
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L’origine dell’edificio si può far risalire al XVI sec., ed era adibito a cavallerizza dei conti de Guevara di Potenza; nel 1604 passò ai conti Loffredo, che successivamente lo vendettero agli Addone e poi alla famiglia Ciccotti. Verso la fine del 1800, per vincoli di parentela, il palazzo fu ereditato dai Pignatari. Attualmente si conserva soltanto l’antico portale che affaccia sull’omonimo largo.
Testo a cura di Annamaria Scalise
Presidente Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali – Sezione Regionale Basilicata
Monastero di San Luca
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Il monastero di San Luca era, come l’antecedente dedicato a San Lazzaro, di origine femminile e di regola benedettina. L’esiguità delle fonti sul monastero di San Lazzaro deriva dalla sua repentina e cruenta scomparsa intorno alla metà del ‘400, in seguito all’epidemia di peste che dilagò in molte regioni meridionali. Il monastero, successivamente, fu probabilmente aggregato a quello di San Luca con tutti i suoi beni. Edificio più volte ampliato, restaurato e rimaneggiato nei secoli; oltre al convento ed alla chiesa, comprendeva nella parte bassa a sud del fabbricato, un giardino con un muro di cinta che si dilungava fino all’attuale via Garibaldi. Il monastero fu soppresso con il decreto del 17 febbraio 1861, col quale si sopprimevano nelle Provincie napoletane e siciliane gli ordini monastici di ambo i sessi. Attualmente è sede del Comando Provinciale dei Carabinieri. Intorno al 1925 l’antico monastero fu abbellito dalla costruzione di portici. La caserma dei carabinieri fu inizialmente dedicata a Mario Pagano e successivamente al tenente dei carabinieri il potentino Orazio Petruccelli, morto a Cefalonia nel 1943.
Testo a cura di Annamaria Scalise
Presidente Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali – Sezione Regionale Basilicata







