Antichità
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Tempietto di San Gerardo
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Il tempietto dedicato a San Gerardo, patrono della città, è realizzato sui resti di un’antica neviera e sito sul limite della piazza Matteotti a ridosso del Muraglione. La scultura è attribuibile all’artista potentino Michele Busciolano. L’opera, secondo l’epigrafe che si trova alla destra della statua del santo, fu ultimata nel 1865 e raffigura un busto neorinascimentale su pianta semiottagonale con pilastri terminanti in capitelli in stile corinzio. L’edicola ripropone la facciata di un edificio a cupola, con pianta semicircolare, chiusa sul retro. Sul basamento formato a gradoni, poggiano cinque colonne con il fusto scanalato, decorato con il capitello a foglie. Le colonne sorreggono degli architravi decorati da angioletti e rose. L’iscrizione a sinistra ricorda due momenti importanti per la città: l’invasione dei briganti nel 1809 e l’insurrezione del 18 agosto 1860.
Testo a cura di Annamaria Scalise
Presidente Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali – Sezione Regionale Basilicata
Portasalza e via Pretoria
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L’antico casale Portasalza diede il nome alla porta che fino alla sua demolizione ha significato l’unico ingresso carrabile controllato alla città. Detta porta cittadina era situata all’inizio di via Pretoria nell’attuale crocevia costituito dalle due vie laterali presso cui finisce la salita di Portasalza.
Potenza fu colonia militare romana e quindi fra quelle in cui Silla stabilì il Pretorio, Comando dei Romani, e l’accampamento dei Pretoriani. Il collegamento viario fra l’accampamento romano e il loro Comando venne chiamato Via Pretoria. Nel corso degli anni questa via non ha mai cambiato il suo nome, ed ancora oggi si estende per tutto il centro storico a partire da Portasalza fino alla Torre Guevara.
Testo a cura di Annamaria Scalise
Presidente Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali – Sezione Regionale Basilicata
Borgo antico di Portasalza
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Il toponimo deriva dall’antico nome del casale, costruito a margine dell’abitato e separato da un fossato. L’esistenza del casale è accertata in pieno medioevo. Casupole e stalle di contadini, botteghe di artigiani, taverne e fondaci di mercanti forestieri, costituivano il nucleo centrale del borgo. All’inizio del XVIII secolo si verifica un incremento demografico e nel XIX sec., in seguito all’abbattimento della Porta, il borgo di Portasalza venne aggregato alla città. Il borgo tutt’oggi è caratterizzato dalla presenza di piccole botteghe e laboratori artigianali.
Testo a cura di Annamaria Scalise
Presidente Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali – Sezione Regionale Basilicata
Le Due Torri e la Cinta Muraria
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Potenza fu probabilmente fortificata nell’ XI sec. durante il dominio longobardo. La cinta muraria in gran parte non è più visibile, ma le abitazioni, costruite successivamente a ridosso delle mura, percorrono e circondano il centro storico della città. Nel 1268 Potenza fu rasa al suolo da Carlo d’Angiò e le mura furono abbattute. Dopo il terremoto del 1273, che portò nuovamente distruzione e morte, Potenza venne nuovamente riedificata sulle sue stesse rovine. Dovrebbe risalire a questi anni, dunque, la ricostruzione delle mura, delle porte di accesso e lo sviluppo nel loro perimetro dell’abitato medievale; la città assunse così una disposizione urbanistica caratterizzata da vicoli chiusi e senza sbocco verso l’esterno- le Quintane - che avrebbero fatto guadagnare a Potenza il nome di “città murata”. Sappiamo che nel XV sec. il conte de Guevara elargì ingenti somme di denaro per la ricostruzione delle mura, nonostante la città fosse tutta fortificata. Non è da escludere che il conte volesse adeguare la difesa della città alle nuove tecniche militari delle armi da fuoco. Nel XVI secolo a ridosso della cinta muraria vi era una miriade di fazzoletti di terra, vigne e, in misura minore, orti: “fuori Santa Lucia, a lo Mancoso, a l’Ancilla Vecchia, a San rocco, al Francioso, al Cocuzzo e a Verderuolo”. Ma le guerre, e soprattutto i terremoti che si sono susseguiti fanno si che le due torri difensive ancora oggi visibili, che si innalzano nelle mura, siano tra i pochi resti, della cinta muraria, esistenti.
Testo a cura di Annamaria Scalise
Presidente Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali – Sezione Regionale Basilicata
Torre Guevara
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La torre Guevara costruita nel IX secolo è quel che resta del castello databile al X - XI secolo (non più esistente). Questa fabrica presentava in origine un impianto costituito da una torre cilindrica collegata ad un breve recinto murario. La torre potrebbe risalire al IX sec. in concomitanza con la ristrutturazione della cinta urbana. Successivamente sarebbe sorta intorno ad essa la struttura fortificata che l’avrebbe trasformata nel castello dei conti di Potenza.
Con molta probabilità, quindi, la torre fu costruita precedentemente al castello, con una precisa ed autonoma funzione di vedetta e, soltanto dopo, sarebbe sorta intorno ad essa la struttura fortificata. La torre, posta all'estremità est del centro storico, per tutto il Medioevo ebbe grande importanza per la difesa dalle scorrerie dei barbari e per il controllo della sottesa ansa fluviale del Basento dalla sorgente alla stretta di Albano. Data la sua importanza strategica, inoltre si suppone che la torre in origine fosse ben più elevata; il Riviello, infatti, narra “dell'antico castello con la sua altissima merlata ed inaccessibile torre fatta logora e screpolata dal lavorio dei secoli e dalla forza dei terremoti”.
La storia del castello comunque è legata a quella delle casate che ebbero in feudo la città. Nel 1268, dopo la vittoria di Carlo I d'Angiò su Corradino di Svevia, la città, fedele a quest'ultimo, fu quasi distrutta ed il Castello, occupato dagli Angioini, fu tolto ai Conti e affidato ad un Regio Castellano.
Con la fine del regno angioino e l'arrivo degli Aragonesi, il re Alfonso concesse la città, divenuta contea, al fido Don Indico de Guevara. I Guevara, tra i tanti padroni avvicendatisi alla guida della contea, lasciarono segni tangibili della loro presenza mostrandosi partecipi alle vicende socio-politiche della città e sensibili alla ristrutturazione di diversi immobili religiosi cittadini. Verso la fine del '400 terminato il nuovo palazzo comitale, commissionato dai Guevara stessi, il castello perderà l'originaria funzione di residenza e verrà abbandonato. Quando poi Don Alfonso de Guevara, sesto conte di Potenza, diede in sposa sua figlia Beatrice a Enrico di Loffredo, la città, che costituiva la dote nuziale, passò ai Loffredo.Beatrice de Guevara nel 1621 donò l'antico castello ai Frati Cappuccini ad eccezione della torre, che i conti vollero tenere per sé. Più tardi, nel 1626, il conte Carlo di Loffredo, figlio di Beatrice, lasciò ai frati una somma considerevole a condizione che nel castello fondassero una chiesa ed un monastero. Soltanto nel 1810 il castello fu tolto ai religiosi e adibito a sede dell'Ospedale San Carlo, con Decreto del re di Napoli Gioacchino Murat. Tutto l’impianto del castello ha subito, negli ultimi quattro secoli, innumerevoli cambiamenti di destinazione e conseguenti modifiche, da ospizio a caserma, da ospedale ad un lungo abbandono, fino alla demolizione degli anni ’60 per far posto ad un edificio scolastico. Il castello è riconoscibile, in pianta, nei rilievi del vecchio ospedale di San Carlo. Dopo la demolizione del castello, unica testimone di secoli di storia, resta soltanto l'antica Torre.
La torre è costituita da tre piani (86 scalini) raggiungendo un'altezza di venti metri. Ha un diametro interno di 7 metri e un diametro esterno di 10. 86.
Testo a cura di Annamaria Scalise
Presidente Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali – Sezione Regionale Basilicata







