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" ...Fra le nuove opere era il Teatro, rimasta interrotta per i gravi danni del terremoto del 1857, essendosi fatti i soli fondamenti, però nel riprendere i lavori sorse una lite sull'antico progetto, laonde il contratto con l'appaltatore fu sciolto a danno del Comune. Nel 1865 il Prefetto Emilio Veglio sollecitò una riunione municipale, e v'intervenne anche egli per animare il Consiglio ad abbellire la città, affermando una nuova teoria col dire che " una città tanto era ricca per quanti debiti avesse": sicché alla presenza di lui l'amministrazione deliberò di completarsi il detto edificio, e di iniziarsi i lavori della Via del Popolo sul lato meridionale della città, ove erano luoghi a pendio, sporchi ed abbandonati. Pel Teatro si procedette a nuovo appalto, e se ne affidò la direzione all'ingegnere Bruno, da cui prese il nuovo disegno, modificato di mano in mano ed abbellito di prospettiva severa e monumentale per opera, come si disse, dell'Alvini e del Pisanti, architetti valaenti e rinominati. I lavori di questo edificio che decora il loro occidentale della Piazza della Regia Prefettura, andarono a rilento per le crescenti spese e per le continue modificazioni , e fu inaugurato come si dirà, nella venuta del re Umberto I° a Potenza, prendendo nome da Francesco Stabile, maestro di musica potentino, educato nel Collegio di San Pietro a Maiella di Napoli, il quale dopo lòe prime prove data al Teatro S. Carlo e nel Collegio con spartiti della Palmira e dello Sposo al Lotto , quasi crucciato del dubbioso estio per intrighi di parte, si ritirò in patria, dilettandosi talvolta di musica sacra, e passando le ore di ozio nel Convento di S. Maria. Le sue opere inedite si conservano negli scafati dei nipoti, i quali dovrebbero darsi pensiero di pubblicarle per dovere di parentela, se non di cittadinanza. Il Teatro costò lire 345, 229:25 oltre le spese successive; ma forse il costo, a consegna definitiva, sorpasserà di parecchie migliaia il mezzo milioni... ...Dopo vi fu serata di gale al Teatro, cantandosi la Traviata del Verdi da una compagnia del S. Carlo di Napoli venuta per la lieta circostanza, e nonostante i prezzi carissimi di lire 200, 180, 150 per i palchi, e di 25 per i posti in platea , non fu facile avere un biglietto; cosicché a divertire il popolo che paga, fu necessario ripetere lo spettacolo nella sera seguente, e quasi gl'introiti corrisposero alle spese fatte dall'amministrazione. La sala del teatro in quella sera aveva un aspetto aristocratico splendido e bellissimo per lo scintillio di mille fiammelle elettriche, raffiguranti sull'arco del proscenio la stella d'Italia e la sigla dei Sovrani; per numerosa ed eletta schiera di signore, disputatisi dai palchetti il vanto dell'eleganza; ella bellezza e dei brillanti; e per una platea di commendatori, di cavalieri e di ogni gente nastrata, in guisa che pareva di essere in una grande e doviziosa città". |
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