ANALISI DELLO SCENARIO
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I nuovi modelli di sviluppo turistico Tra gli anni Novanta e gli inizi del Duemila la tradizionale centralità del mare e della spiaggia, come pratica maggiormente diffusa nei modelli di consumo turistico, ha lasciato il posto a nuove modalità di fruizione. La maggior parte degli studi conferma una fondamentale variazione rispetto agli anni Cinquanta e Sessanta, quando dominava la tipologia della vacanza estiva, lunga e balneare. A partire dagli anni Novanta emerge invece una triplice esigenza: di svago, di approfondimento culturale e di godimento dei valori ambientali [ Lozato-Giotart J.P., Nuove pratiche e nuovi modelli turistici, in "Annali Italiani del Turismo Internazionale", vol. secondo, n. 2 1997 ] In altri termini, si è passati da una fase (dalla fine del XIX secolo fino agli anni Settanta del XX) di cicli turistici lunghi, semplici ed essenzialmente monotematici, a cicli turistici accelerati e complessi. Il fatto più importante è il miscuglio di generi, in quanto si intrecciano attività all'aperto (spiaggia, giochi, escursioni), attività culturali e socializzanti (feste, manifestazioni, musei) e attività economiche (fiere, congressi, viaggi incentive). I criteri fondamentali del cambiamento sono la diversità e la specializzazione delle pratiche turistiche, le esigenze qualitative sia tecniche che ambientali e il consumerismo di una clientela attenta al rapporto qualità/prezzo. I modelli più rappresentativi di queste nuove tendenze sono:
Questi modelli sono il risultato delle nuove pratiche di svago e di utilizzo del tempo libero. Più che di una rivoluzione turistica si tratta di un adeguamento o di un riadattamento alle esigenze delle società postmoderne. I trend comportamentali Per quanto riguarda i comportamenti personali, legati alle motivazioni e al cambiamento negli atteggiamenti culturali, alcuni autori indicano diversi elementi da considerare con attenzione, riassunti nella tabella seguente I principali trend evolutivi del turismo
Capire le nuove tendenze I parchi a tema, con la ricostruzione di ambienti particolari e la rappresentazione di scenari diversi, possono essere interpretati come metafora del villaggio globale. In un mondo in cui è stata globalizzata non solo l'economia, ma anche la cultura, è possibile riprodurre ovunque una serie di segni universalmente riconosciuti (la torre Eiffel a Tokyo, i canali di Venezia a Las Vegas, ecc.) con evidente estraniamento dei valori e dei rapporti, che ha portato David Harvey a parlare di "paradosso spaziale" [Harvey D., La crisi della modernità. Alle origini dei mutamenti culturali, Il Saggiatore, Milano, 1997] Poiché le distanze si sono ridotte e i limiti spaziali hanno perso importanza, assumono sempre più un ruolo prevalente le caratteristiche autenticamente locali, con la valorizzazione delle risorse di ogni singola località. La tendenza post-fordista del turismo si manifesta, oltre che con la creazione dell'iper-realtà (dei parchi a tema), con la rivalutazione del patrimonio puntando sulle risorse locali. Questo è un modo per singolarizzare lo spazio turistico, fuori dai parametri standardizzati della produzione di massa e della riproduzione artificiale. È infatti possibile che uno dei tratti più caratterizzanti della società post-industriale sia la non-differenziazione, vale a dire la difficoltà di stabilire dei limiti tra le diverse sfere dell'organizzazione sociale ed economica. In ambito turistico, questo porta a sfumare la linea di demarcazione tra: turismo e commercio (i grandi ipermercati sono al tempo stesso aree commerciali, luoghi di divertimento, spazi turistici e di socialità); turismo e cultura (la rivalutazione del patrimonio, la storia e la cultura per intrattenere e divertire); turismo e spettacolo (i mega-eventi hanno acquisito un'importanza basilare nel turismo contemporaneo); turismo e sport (lo snow-business o la diffusione degli sport subacquei, da un lato, ma anche il rilancio generale della vita all'aria aperta: trekking, equitazione, mountain-bike). A) Il turismo culturale Negli ultimi due decenni si è assistito in Europa ad una vera e propria esplosione del turismo "culturale" che costituisce ormai una strategia chiave dello sviluppo del settore. Molte ricerche indicano che il patrimonio e le risorse culturali sono diventati di basilare importanza come elementi di attrazione turistica. Sebbene l'interesse per il patrimonio si possa far risalire alle fasi iniziali dell'esperienza turistica (con riferimento al Grand Tour), la rivalutazione del patrimonio non significa un ritorno alle pratiche turistiche tradizionali, ma ne determina di nuove. La singolarità del turismo culturale di oggi è sostenuta secondo J. S. Donaire [ Donaire J.S., I nuovi spazi del turismo. Tempo libero e territorio nella società post-industriale, in "Archivio di studi urbani e regionali", n. 65, 1999] da quattro processi:
In questa prospettiva pertanto vanno messi in evidenza e valorizzati tutti gli aspetti patrimoniali di un luogo: l'architettura (palazzi, chiese, castelli, torri), l'urbanistica e il tessuto urbano (vie, piazze, percorsi, parchi e giardini), le tradizioni (riti, feste, sagre, commemorazioni), il folklore (musica, poesia, dialetto) e la cultura materiale (gastronomia, artigianato, processi produttivi) in quanto tutti testimoni dell'autentica e individuale personalità della zona. Questi elementi vengono mercificati (in senso positivo) in quanto diventano l'"oggetto turistico" proposto a questo particolare mercato, ma corrono il rischio di perdere di autenticità se non vengono compresi in un piano di sviluppo razionale, ordinato e finalizzato. Gli stessi elementi vanno coordinati e collegati alla situazione ambientale complessiva, così da formare uno scenario complessivo unico, che riassuma le caratteristiche di unicità e specificità della zona. Il riferimento all'aspetto ambientale è infatti particolarmente rilevante, e sempre più presente all'attenzione dei turisti (e degli stessi operatori), perché ci si rende conto dell'importanza della sua preservazione. Da ciò nasce la seconda macro-tendenza, relativa al turismo ambientale. B) Il turismo ambientale Il turismo, sempre di più, è un fattore di crescita economica. Come tutti gli elementi di trasformazione, però, mentre produce consuma. E oltre all'energia consuma risorse ambientali, inquina, distrugge. Questo è infatti il grande paradosso del turismo: la distruzione del suo oggetto del desiderio. Un tentativo di soluzione, è il cosiddetto "turismo sostenibile", vale a dire il riconoscimento e l'accettazione della carrying capacity (o "capacità di sopportazione") da parte di una località, di un sito, di un museo. Insieme ci deve essere, però, la consapevolezza personale di questo pericolo, con il riconoscimento delle responsabilità individuali, oltre che collettive; questo processo va sotto vari nomi, come turismo responsabile o soft tourism, ma si tratta sempre di un turismo "alternativo" rispetto a quello "di massa". In ogni caso l'attenzione è sull'ambiente: come risorsa, ricchezza, fonte di benessere e di piacere, ma anche come patrimonio fragile, da conservare. Ecco perché si è sviluppata, e continuerà ad espandersi, ogni forma di turismo che sia rispettosa dell'ambiente, equilibrata e responsabile. In questo filone si inseriscono anche forme minime di rapporto con l'ambiente, come è il caso dell'agri-turismo, che si basa sulla valorizzazione dell'esistente, sul rispetto della cultura locale, sul rapporto tra cultura e natura. Molto interessante in questo senso la nuova proposta dell'urbs-turismo [Macaione I. Sichenze A., Urbsturismo, Franco Angeli, Milano 1997; Macaione I., Sichenze A. (a cura di ), Urbsturismo. Dimensioni culturali, progetto e prime esperienze in Basilicata, Franco Angeli, Milano, 1997; Colonna A. Lavecchia M.Marino F. (a cura di ), Rete Recupero Ubsturismo, Franco Angeli, Milano, 2000; Sichenze a., Città-Natura in Basilicata, Novara, Istituto Geografico de Agostini, 2000.] , che coniuga la nuova domanda di benessere ecologico con il recupero integrativo di molte risorse nelle piccole città-natura rappresentate dai tanti borghi abbandonati o in degrado. Dopo il turismo "industriale" e di massa, dopo le esperienze del "turismo alternativo", esiste ancora una forte domanda di natura e cultura, di tempi lenti, di rapporti interpersonali e di un contesto urbano a misura d'uomo. Si desidera, nella vacanza almeno, ritrovarsi nelle cose essenziali che contano, e negli altri come noi. Tutte queste tendenze vengono riassunte dalle parole di un osservatore autorevole, il presidente del Touring Club Italiano: "I principali aspetti di queste tendenze sono i seguenti:
Sintetizzando, le principali tendenze che si possono evidenziare sono:
E sono queste tendenze che vanno comprese e adattate alla situazione locale in modo da servire da stimolo per la creazione di modalità di offerta in grado di rispondervi in maniera adeguata e con alto grado di attrattività. Alcune considerazioni socio-economiche dopo i fatti dell'11 settembre Se a queste macro-tendenze, in atto in molti paesi europei, si sommano le tragiche vicende che hanno di recente sconvolto il turismo a livello mondiale, appare ancora più evidente che lo sviluppo turistico del futuro più prossimo sarà quello del turismo locale, del turismo culturale e ambientale e delle varianti eno-gastronomiche. Queste proiezioni trovano infatti una ulteriore conferma nell'analisi dell'andamento economico, già in fase di riassestamento a livello mondiale e ulteriormente penalizzato dagli avvenimenti USA e dalle vicende belliche in corso, anche se al momento è troppo presto per avere dati quantificati, definitivi e affidabili. Si capisce che in caso di decelerazione economica, o peggio di crisi e di recessione, i primi tagli di spesa sono nei confronti dei generi voluttuari. C'è però da sottolineare il fatto che il turismo, ormai da alcuni anni, non viene più considerato un optional aggiuntivo e volubile, ma rientra a pieno titolo tra i "bisogni" fondamentali e irrinunciabili. L'unico cambiamento accettabile, in caso di persistenza e aggravamento della crisi, sarebbe quello relativo alle mete, alle modalità, ai tempi del soggiorno. Non quindi una drastica chiusura della spesa turistica, ma un suo (eventuale) restringimento e soprattutto la scelta di mete più vicine, quindi meno costose. Un altro punto di riflessione riguarda l'analisi delle motivazioni e la conseguente politica di comunicazione da parte degli operatori, istituzionali o privati. Se è vero, come indicano alcuni indicatori, che dopo i fatti dell'11 settembre il turismo è entrato in una fase di cambiamento, ciò è soprattutto relativo al "modo" (che riguarda la scelta dei mezzi di trasporto, la ricerca di maggiore sicurezza) ma non tocca le decisioni finali relative al bisogno di vacanza. Queste considerazioni sono avvalorate dal parere di autorevoli esperti nel settore, riportati di seguito. Il parere degli esperti
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