Comunicazione all'esterno

Esempio di Cartello

Mo' so scumparù forn' e cuntane,
pe' grazia nost' pur li suttane.
Cuntana Addone, mò, è Addone strasse,
la Pretoria, solo, è remanù la stessa.
Putenza nosta però nunn'è cagnà, (…)
Menz' na crona de muntagne,
cu la bellezza de tutt' li campagne
d'addò sent' suscià aria e frescura
c'addora de genestre e d'aria pura.
Quest'è Putenza ca t'haia arrucurdà

da "PUTENZA" di Mario Albano


La Chiesa della SS. Trinità risale al XIV secolo. La scoperta di un affresco, raffigurante una Madonna in trono in uno smerlo in pietra, ne conferma l'epoca di costruzione.
Nel XVI secolo la chiesa conservava ancora un impianto a tre navate, ma il terremoto del 1694 provocò il crollo parziale del campanile e, quello successivo del 1857, fece crollare quasi completamente l'antica chiesa.
Questa fu rifatta tra il 1860 e il 1930 e restaurata nel 1975. Attualmente la chiesa è ad aula unica, con cappelle laterali non molto profonde e il transetto con abside.
La zona superiore è alleggerita da grandi finestre e il controsoffitto a cassettoni è decorato in oro zecchino. Al centro del cassettonato è dipinta una raffigurazione della Trinità con il Padre Eterno, il Figlio e lo Spirito Santo, opera dell'artista Mario Barberis (1930).
La calotta absidale è traforata e si sviluppa in un reticolo realizzato con elementi elissoidali a due punte nei quali è inserita una fiammella: simbolo dello Spirito Santo.
L'altare maggiore, in marmi policromi, è opera pregevole di un ignoto lapicida napoletano della seconda metà del XVIII secolo.
La chiesa custodisce decorazioni pittoriche parietali, opera del pittore Mario Prayer, e tre dipinti di pregio.


 

PIAZZA
DUCA della VERDURA


Originariamente denominato Piano Tassiello, lo spazio situato di fronte alla Chiesa della SS. Trinità comunicava a nord con l'omonimo largo e quindi con via Pretoria, attraverso lo scomparso vico Tassiello, e a sud con la strada pomerale, (la strada di confine che correva lungo le mura di cinta della città) da cui l'altra denominazione di "porta della Trinità".
Il sito, fino al 1843, era piuttosto angusto, non pavimentato e notevolmente degradato. Negli anni '30, stabilito l'obbligo di macellare le carni in un locale situato all'esterno del centro abitato, si pose il problema di allestire impianti destinati alla vendita.
Il Decurionato (amministrazione locale comprendente dieci comuni) individuò due possibili localizzazioni nel Largo Beccheria e nel Piano Tassiello, optando definitivamente per quest'ultimo solo nel 1841.
Il Duca della Verdura vide nella "riunione dei macelli" l'occasione per dotare la città di una "piazza de' Commestibili", una tipologia urbana che ad essa mancava e che era oggetto, proprio in quegli anni, di un programma di interventi nella capitale, nell'ambito di un piano generale di abbellimento della città. Egli incaricò quindi il Brancucci della redazione di un progetto, che fu approvato dal Decurionato nel marzo 1843 e che prevedeva una trasformazione architettonica del largo: innanzitutto il suo ampliamento con la demolizione di una piccola casa a due piani che occupava la metà settentrionale dell'attuale invaso, in modo da ottenere uno spazio regolare di forma rettangolare e successivamente il livellamento e la pavimentazione della piazzetta; infine un intervento sugli edifici posti lungo il perimetro in modo da realizzare una sequenza continua di botteghe e ricondurre i prospetti a un disegno unitario.
Il 15 marzo 1843 il Decurionato definì le modalità attuative dell'intervento. Il termine massimo per l'inizio dei lavori fu fissato al 15 maggio 1843. Nel luglio 1843 fu eseguita dal Comune la demolizione della casa per l'ampliamento del largo Tassiello; l'amministrazione si occupò direttamente della realizzazione delle botteghe che chiudevano la piazza sul lato meridionale.
Gli ultimi lavori di sistemazione furono realizzati sulla base di un progetto di completamento del novembre 1843, che prevedeva anche la realizzazione di due gradinate in pietra da taglio, una per il collegamento con via Pretoria e un'altra per l'uscita sulla strada pomerale.
Per l'apertura della piazza al pubblico non si attese la definitiva conclusione dei lavori: probabilmente l'impianto cominciò a funzionare già nel settembre 1844 e nel 1850 la piazzetta fu intitolata al duca della Verdura.
Oggi la piazza è un luogo denso di curiosità, punto di aggregazione per i giovani e sede di manifestazioni musicali e culturali in genere.


 

Fino ai primi decenni dell'800 la macellazione della carne avveniva negli stessi luoghi in cui se ne eseguiva la vendita, ossia in botteghe sparse per l'abitato e, molto spesso, anche all'aperto. Norme che prevedevano l'allontanamento dalla città o comunque la concentrazione in un solo luogo, di tali attività erano presenti già nei regolamenti di polizia urbana del 1817 e del 1831, sostanzialmente disattesi, in questa come in molte altre questioni relative all'igiene pubblica: ne derivavano gravi problemi igienico-sanitari che investivano direttamente i principali spazi urbani, in particolare la piazza del Sedile e via Pretoria.
A partire dagli anni '20 si cercò dunque un sito idoneo, in cui si svolgesse sia la macellazione che la vendita della carne.


Francesco Benzo duca della Verdura, nobile palermitano, ricoprì la carica di intendente di Potenza dal 1842 al 1847. Egli lavorò con convinzione a un progetto complessivo di trasformazione urbana della città, intervenendo sia nel campo delle opere pubbliche, che dell'edilizia privata, individuando nella questione abitativa il nodo centrale dell'intero dibattito urbanistico.


Gli architetti potentini Luigi Brancucci e Nicola Dente, nell'agosto del 1842, ricevettero l'incarico dal duca della Verdura di redigere un rilievo topografico dell'abitato e localizzare gli interventi necessari per il "miglioramento" della città: un vero e proprio piano per la trasformazione urbana.


Qui è possibile acquistare prodotti tipici quali peperoni crusc', baccalà salato e spugnato. E' simpatica consuetudine dei giovani e non solo, venire in piazzetta a consumare pizzette e cornetti caldi disponibili fino a notte inoltrata. Specialmente in primavera ed in estate vengono allestiti spettacoli di piazza e spazi espositivi.

         

Via Pretoria prende il nome da una Pretoria (coorte pretoriana dell'età romana) alla quale era dedicato un cippo funerario murato nella facciata esterna della chiesa della SS. Trinità e oggi coperto dopo il rifacimento della facciata.
È la strada più centrale della città, densa di negozi e luogo classico della passeggiata serale dei potentini. Lungo il suo corso si notano antiche iscrizioni e frammenti lapidei murati sulle pareti delle vecchie case.