2006: celebrazione del Bicentenario

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1806 – Potenza capoluogo della provincia di Basilicata I Francesi a Napoli (Giuseppe Bonaparte dal 1806 al 1808 e Gioacchino Murat dal 1808 al 1815) attuarono, in brevissimo tempo, una politica di profonda modernizzazione dello Stato e introdussero nel Regno incisive riforme di carattere generale.
Questa notevole forza di rinnovamento espressa nella profonda riorganizzazione della macchina statale può essere efficacemente riassunta anche solo ricordando le seguenti, importanti decisioni: nel 1806 vengono istituiti il Ministero degli Interni (31 marzo) e il Consiglio di Stato (15 maggio); viene emanata la prima legge sul Tavoliere (21 maggio), quella sui banchi privati di Napoli (11 giugno) e sugli “arrendamenti” (21 giugno), mentre il 2 luglio si dà avvio alla vendita dei beni nazionali; il 2 agosto si promulga la legge eversiva della feudalità ed il 3 agosto si introduce la contribuzione “fondiaria”; l’8 agosto vengono istituite le Intendenze (Prefetture) e viene riordinata tutta l’amministrazione delle province e dei comuni; nel 1807 vengono definiti i Circondari del Regno (19 gennaio) e viene decretata la quotizzazione dei demani (8 giugno); nel 1808 (tra il 20 ed il 21 maggio) si riforma l’amministrazione della giustizia e viene introdotto il Codice Napoleone; nel 1809 si stabiliscono i collegi elettorali (10 marzo); nel 1811 viene aggiornata la definizione dei Circondari delle 14 province del Regno (4 maggio).

L’elevazione di Potenza a capoluogo della Basilicata, decisa appunto da Giuseppe Bonaparte con la legge generale sulla suddivisione e sull’amministrazione delle province dell’8 agosto 1806, si inquadra il questa vasta opera legislativa di riforme e di modernizzazione del Paese.
La scelta di Potenza, in sostituzione della più decentrata Matera, obbediva a criteri di riorganizzazione territoriale ed amministrativa dell’intera provincia: il nuovo capoluogo, infatti, era più vicino a Napoli e quindi meglio collegato alla capitale del Regno.
Ciò, tra l’altro, rendeva in qualche modo meno periferico, e perciò meglio governabile, l’intero territorio regionale. Ma soprattutto è importante segnalare che al nuovo capoluogo risultavano assegnate, grazie al nuovo ordinamento, funzioni istituzionali diverse e più ampie rispetto a quelle previste nell’antico regime e perciò in Basilicata questo evento veniva a coincidere con il rafforzamento del ruolo e dei compiti della provincia, intesa come unità amministrativa territoriale, alla quale facevano capo i comuni, anch’essi ora investiti di prerogative più complesse e più larghe rispetto al passato.

Potenza veniva perciò chiamata a guidare il lungo e difficile percorso che la Basilicata allora intraprendeva per raggiungere livelli sempre più alti di modernizzazione e di unità.
Al frammentarismo ed al particolarismo feudale si sarebbe lentamente sostituita – pur nei limiti e con i ritardi propri dell’epoca e del contesto storico-sociale – una coscienza civica chiamata a misurarsi più opportunamente con le sfide imposte dalle trasformazioni sociali, economiche e politiche dell’età contemporanea, ed in grado, in ultima analisi, di ridisegnare anche i caratteri di una nuova e più riconoscibile e consapevole identità regionale.

Di quella scelta si avvantaggiò in primo luogo la città di Potenza, che, per attrezzarsi in vista dei nuovi compiti assegnatile, crebbe sia dal punto di vista urbanistico e demografico, sia dal punto di vista della formazione di un più robusto ceto urbano, che poteva ora meglio contare sulla presenza di un gruppo dirigente fornito di competenze tecniche e specifiche, soprattutto nel campo delle libere professioni e della pubblica amministrazione.
Attorno all’Intendenza (Prefettura) ed attorno alle altre sedi istituzionali allora create o potenziate venne ad organizzarsi e ad avvicendarsi un nutrito stuolo di funzionari pubblici, che seppero generalmente suscitare e meritare la collaborazione dei cittadini ed assolvere quindi a compiti primari nella costruzione, pur lenta e irta di ostacoli, della nuova realtà provinciale.
Questa realtà si espresse in maniera drammatica in alcuni casi (e si pensi alla dura lotta contro il ricorrente infuriare del brigantaggio), e investì settori decisivi dell’organizzazione provinciale, dalla rete stradale e dei trasporti alla scuola, alla beneficenza, all’economia, alla sanità, ai primi organi di rappresentanza (Consiglio provinciale, Amministrazioni comunali).

In queste condizioni la Basilicata affrontò le ulteriori tappe della propria storia, segnata prima da una fervida e non oscura partecipazione dei lucani al processo risorgimentale culminato nella formazione dello Stato unitario, e poi alle varie fasi delle lotte politiche e sociali che caratterizzarono i momenti successivi della storia nazionale e meridionale, all’interno della quale non mancarono contributi di alto spessore, sino a raggiungere, con l’avvento della Repubblica e della democrazia, nuovi e più giusti equilibri nelle campagne e nella società.

Le celebrazioni per i duecento anni dell’elevazione di Potenza a capoluogo della provincia di Basilicata possono perciò costituire per la città e per l’intera comunità regionale un momento alto di riflessione sulle prospettive che si aprono oggi, partendo da una più diffusa conoscenza del cammino storico che non solo la città di Potenza, ma anche la provincia (e poi la regione) hanno compiuto, e dei problemi affrontati e superati, come di quelli che intanto sono intervenuti e attendono di essere più compiutamente risolti.

Le cartoline

1696 -1703. Veduta della Città di Potenza di autore anonimo pubblicata in: G. B. Pacichelli, Del Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodici province, Napoli 1703

Pubblicazioni

“Potenza capoluogo (1806-2006). Due secoli di storia raccontati in occasione del bicentenario”

“Potenza, dalla fondazione al XX secolo”, ristampa del saggio dello storico Tommaso Pedio, con diffusione gratuita in tutte le scuole superiori della città e nei luoghi di animazione culturale

“Coloriamo la città” album in distribuzione gratuita presso tutte le scuole dell’infanzia e primarie della città (classi 1 e 2)

“Bicentenario a fumetti”, fumetto su personaggi e protagonisti della città, da distribuire nelle classi 3, 4 e 5 delle scuole primarie e nelle scuole secondarie della città.

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